Alla riscoperta dei luoghi di un
passato lontano carichi di mistero
e suggestione





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LA CITTA' PERDUTA DI CIVITA VECCHIA

 

  Accesso: su strada

Comune:
Arpino

Origine:
volsca

Tipologia attuale:
borgo fortificato

Età di fondazione:
VII secolo a.C.

Età di abbandono:
XV secolo d.C.

Motivo dell’abbandono:
terremoto

Modalità di visita:
ingresso libero

 





L'accesso al sito

Sulla strada che collega l’abitato di Arpino a Fontechiari o Casalvieri, a circa 2,5 km da Arpino, o 2 km da bivio Arpino - Isola del Liri – Sora si incontra l’antico abitato di Civita Vecchia (o Civitavecchia). Giunti nei pressi delle mura si può parcheggiare su un ampio slargo. Con l’auto si potrebbe anche accedere al borgo ma è sempre preferibile parcheggiare nell’area di sosta predisposta per i visitatori. La visita al borgo inizia dalla piazza che si trova sotto la grande torre quadrata detta Torre di Cicerone o meglio passando sotto l’arco a sesto acuto. In entrambi i casi si giunge sulla piazza dove sorge la Chiesa della Trinità, punto in cui si diramano diverse direttrici di visita.


Il luogo e la posizione

A poca distanza dall’abitato di Arpino, sul colle orientale, sorgono le rovine della Civitas Vetus, diventata poi Civita Ciceroniana e successivamente Civita Vecchia (o Civitavecchia). Considerata come una città morta, in realtà all’interno delle mura poligonali accoglie diverse costruzioni di epoca relativamente recente. Dall’alto del colle è facilmente individuabile la lunga muraglia che, scendendo verso il basso racchiudeva, oltre al castello, anche il borgo antico e il vicino centro di Civita Falconara. Civita Vecchia si adagia quindi su un colle, a 627 metri di altezza, con le abitazioni poste in declivio rispetto al punto più alto. Proprio alla sommità del colle, dove sorge un belvedere, si può ammirare un pregevole panorama che, avvolto nel silenzio delle campagne arpinate, spazia dai bastioni della fortificazione medievale alle dolci colline della Ciociaria.


Le vicende storiche

Il grande dibattito aperto sull’età in cui vennero costruite le mura di Civitavecchia sembra aver dato finalmente ragione a chi asseriva come lo Schmidt che le mura poligonali risalgono proprio al periodo della dominazione volsca cioè intorno al VII-VI secolo a.C. Ne è convintoinoltre Morricone, autore di Arpino Arcaica, che non esclude nella zona anche forti influenze greche. Ne è testimonianza il bellissimo arco a sesto acuto, porta arcaica posta all’ingresso dell’acropoli fortificata, molto simile a quelli che si trovano in altre città greche come Micene. Le testimonianze architettoniche del periodo romano sono praticamente assenti anche se le fonti storiche ci dicono che Arpino fu romana dal 305 a.C. Divenuta un importante municipium, la capitale dell’agerArpinum, ebbe un forte declino durante l’età imperiale per essere in seguito più voltedepredata dalle popolazioni germaniche dopo la caduta di Roma. Conquistata da Gisulfo II, duca longobardo signore di Benevento, nel VII secolo d. C., fu presa da franchi nell’860 e agli inizia del X secolo subì la violenza di continue scorrerie saracene. Così, nei primi anni del secondo millennio fu dominio dei normanni con il Duca di Caserta Roberto e, quando l’Italia meridionale vide la comparsa degli Svevi, Arpino subì una serie di distruzioni prima da parte di Federico II nel 1229 e successivamente di Corrado IV nel 1252. Ovviamente, nel parlare della storia di Civitavecchia (chiamata nel medioevo Civitas Ciceroniana perché si credeva fosse la patria di Cicerone) non si può prescindere dal collegarla alle vicende che interessarono tutto il comprensorio di Arpino. Infatti, dal punto di vista urbanistico l’attuale città è il risultato dell’unione di due centri fortificati, Civita Falconara e Civita Vecchia o Civita Ciceroniana con l’aggiunta di un altro centro fortificato denominato Colle sorto in età medioevale. Ed è proprio nel XIII secolo che si formò tutto il sistema difensivo arpinate. Le vicende che portarono alla costruzione della massiccia cinta di mura si svolsero dopo il passaggio di Corrado IV che nella sua incursione mise a fuoco la città costringendo gli abitanti a trovare rifugio in un centro poco distante chiamato Montenero e di cui ora si sono perdute le tracce. Solo nel 1263, quando i d’Angiò conquistarono quei territori, Arpino conobbe una ripresa e vennero erette le mura difensive di Civita Vecchia e Civita Falconara. Durante il XIV secolo fu possedimento dei Gaulard, poi degli Etendard e in seguito dei Cantelmo. Ma l’evento più importante per le sorti della città fu il violento terremoto del 9 settembre 1329 che provocò la distruzione di molte parti del centro abitato. Nonostante ciò Arpino venne sottratta alla giurisdizione feudale da parte del Re di Napoli Ladislao d’Angiò Durazzo che nel 1409 la elevò al rango di città regia. Tra il 1458 e il 1464, durante il conflitto che vedeva opposti gli angioini e gli aragonesi, papa Pio II, amante del mondo classico, supplicò con veemenza le truppe aragonesi di istanza ad Arpino di risparmiare la città dal saccheggio. Questo per non offendere la memoria di quelli che si credeva fossero due illustri cittadini arpinati, Cicerone e Caio Mario. Ma le preghiere del papa furono vanificate nel dicembre del 1456 da un nefasto evento. Infatti, un’altra scossa sismica sconvolse Civita Vecchia e questa volta non risparmiò le costruzioni che avevano resistito circa un secolo prima. Il castello subì forti danni come molte delle torri e gran parte della cinta di mura. Forse questo è stato uno dei motivi che hanno spinto la popolazione del borgo di Civitavecchia a trasferirsi pian piano negli altri rioni che costituivano il nucleo abitato di Arpino.



La visita al sito

Completamente recuperato, l’antico borgo di Civita Vecchia ci offre una bellissima istantanea di un tipico esempio di fortificazione volsca. Questo tipo di fortificazione, presente anche in altre città del territorio volsco come Segni, Aquino, Sora e Arce o ernico come Alatri, è caratterizzata dal fatto di essere costruita senza l’ausilio della malta, ma semplicemente sovrapponendo enormi blocchi di pietra. Proprio questa caratteristica ha suscitato la fantasia popolare attribuendo la costruzione di queste mura ai pelasgi o ai ciclopi prendendo così il nome di mura pelasgiche o ciclopiche. Dal punto di vista architettonico l’esatta denominazione di questo tipo di fortificazione è “mura poligonali” proprio per il fatto di essere composta da enormi blocchi quadrati di puddinga. Quando fu costruita, tutta la muraglia misurava ben tre chilometri, ora ne rimangono intatti poco meno della metà, di cui una buona parte rimaneggiata sia in epoca romana che medioevale. All’interno delle mura, in epoca medioevale, sorgevano oltre al castello, tre chiese, diverse abitazioni per uso civile, cisterne per la raccolta dell’acqua e costruzioni per le funzioni governative e commerciali. L’elemento architettonico più significativo del passaggio dei Volsci su questo colle, oltre alle mura poligonali, è rappresentato dal bellissimo arco a sesto acuto posto all’ingresso della cittadella. Alto 4,2 metri, è formato dalla sovrapposizione di diversi blocchi di pietra che vanno restringendosi verso l’alto conferendogli quella tipica forma. Nel corso del XVI secolo, questo rarissimo esempio di arco, fu “atrocemente” chiuso da un bastione difensivo di forma semicircolare, ora in gran parte demolito. Attraversato l’arco, che tra l’altro era la porta d’ingresso dell’antica acropoli, si trova, sul lato sinistro, una torre a base quadrangolare che serviva per la difesa del “castrum” successivamente racchiuso da mura del periodo medievale. Ridotte a semplici ruderi, queste mura, che appaiono in più punti sovrapposte a quelle poligonali, racchiudevano, oltre a Civitavecchia, il primo nucleo di Arpino. La grande opera di ampliamento e rafforzamento avvenne agli inizi del XIII secolo, quando furono erette alcune torri sia circolari che quadrate e un cammino di ronda che collegava ad intervalli quasi regolari i bastioni forniti di casematte. Nei pressi dell’arco a sesto acuto troviamo la bella Chiesa della Trinità o del Simulacro del Crocefisso, fatta costruire dal Cardinal Giuseppe Pesce nel 1720. Con pianta a croce greca, ha una cupola retta da quattro pilastri e due affreschi ai fianchi dell’altare. Più avanti troviamo la Chiesa di San Vito e la Chiesa di Sant’Anna risalente all’XI secolo e restaurata completamente nel ’500. Comunque, la costruzione più evidente di Civitavecchia è la grande torre medievale a base quadrata denominata Torre di Cicerone che troviamo isolata nel punto più elevato dell’acropoli. In fondo alla camminata di attraversamento del borgo, dove si possono osservare delle nuove abitazioni costruite in epoche successive che in alcuni tratti hanno inglobato anche le mura, sorge un belvedere ad emiciclo da cui ci si può affacciare per ammirare la sottostante valle. La visita della cittadella è completata percorrendo il camminamento al di fuori delle mura che permette di osservare non solo i bastioni e le torri tipiche delle città fortificate, ma permette di osservare da un’altra angolazione quella che è la caratteristica peculiare di questo insediamento millenario; cioè la sovrapposizione in epoche anche distanti tra loro di elementi architettonici completamente diversi, sia per l’uso che per la conformazione stessa delle strutture.



Curiosità

Marco Tullio Cicerone, tra leggenda e tradizione

Tra i tanti cittadini illustri che Civitavecchia ed Arpino possono annoverare, tra cui Caio Mario, Marco Vipsanio Agrippa, Giuseppe Cesari il “Cavalier d’Arpino”, San Francesco Saverio Maria Bianchi, Carlo Conti, uno in particolare è stato per molto tempo il protagonista di innumerevoli dibattiti sul suo vero o presunto luogo di nascita. Questo personaggio è Marco Tullio Cicerone che, secondo un’antica tradizione ebbe i suoi natali proprio nel territorio arpinate. A quanto pare questa credenza, con il passare degli anni e con il susseguirsi di più approfondite analisi storiche, ha man mano perso fondamento. Sembra infatti confermato che Cicerone non nacque a Civitavecchia bensì in località San Domenico nei pressi di Isola del Liri. Una delle prime persone che si resero presto conto di questa errata credenza fu la studiosa Marianna Dionigi che nei primi anni del XIX secolo andò in visita alla rocca di Civitavecchia sulle tracce del grande politico e filosofo. La sua delusione fu grande quando non trovò nulla che fosse appartenuto a Cicerone. Le uniche testimonianze che ne ricordavano il nome furono un muro che veniva chiamato dai locali “cicero” e una stradina lastricata chiamata Via Cicera. Nonostante le ricerche abbiano smentito la tradizione, a Civitavecchia e nella stessa Arpino si trovano monumenti e manifestazioni che ricordano quello che considerano loro concittadino. In Piazza Municipio, al centro di Arpino, troviamo una statua eretta in suo onore, mentre nello stesso municipio è collocato un suo busto. A Civitavecchia la grande torre quadrata è detta ancora “Torre di Cicerone”. Tra le manifestazioni è doveroso ricordare il “Certamen Ciceronianum Arpinas”, gara istituita nel 1980 dal Liceo-Ginnasio “Tulliano” che vede come partecipanti gli studenti dell’ultimo anno dei licei classici sia italiani che stranieri. Gli studenti si cimentano nella traduzione e nel commento di un brano di Cicerone tratto da una delle sue tante opere.



ARPINO

Tra i centri abitati che sorgono nell’area compresa tra il medio corso del Fiume Liri e il Fiume Melfa, Arpino è quello che può vantare le più grandi ricchezze sia storiche che culturali. Adagiato su dolci colline, sorge a 450 metri di altezza e accoglie al suo interno importanti palazzi storici e pregevoli chiese. Tra i primi possiamo citare il Palazzo del Cavalier d’Arpino e il Palazzo Municipale sulla cui facciata sono posti i busti di Vittorio Emanuele II e Garibaldi nonché di due insigni concittadini di Arpino, Giuseppe Cesari e San Francesco Saverio. Altri palazzi storici sono il Palazzo del “Tulliano” che accoglie il famoso liceo, il Palazzo Quadrini, il Palazzo Sangermano e il Castello Ladislao, costruito nel 1269 da Ladislao D’Angiò Durazzo, che si presenta ora con le sembianze di un palazzo. La più importante chiesa di Arpino è quella dedicata a San Michele Arcangelo. Recenti studi fanno ritenere che l’attuale edificio sorge su un antichissimo tempio pagano anche se l’attuale struttura risale al XVIII e XIX secolo. Altre chiese, oltre a quelle che si trovano nell’antico borgo di Civita Vecchia sono quelle dedicate alla Madonna di Loreto, caratteristica per la sua pianta a forma ottagonale, a Sant’Antonio ricca di elementi decorativi e a Sant’Andrea. Essendo così una cittadina ricca di storia non possono mancare le tradizioni e le ricorrenze. Tra le tradizioni si può citare la distribuzione gratuita di polenta che ricade il giorno di Sant’Antonio Abate. Questa ricorrenza è chiamata il “Pappone” e viene celebrata il 17 gennaio per ricordare le gesta della confraternita locale che distribuiva ai poveri un pasto caldo proprio nel giorno dedicato a Sant’Antonio. Altra manifestazione è il “Favone” di San Giovanni che ricade all’inizio dell’estate (23 giugno) per celebrare un’antica ricorrenza pagana legata ai cicli del sole e della semina. Nel quartiere Colle si allestisce una grande pira fatta con ginestre che viene arsa al calare del sole. Durante l’attesa gli arpinati e i visitatori rallegrano la festa con canti e balli tra bicchieri di vino e spaghettate. Altra festa tipicamente culinaria è il “Gonfalone” (domenica successiva al Ferragosto) dove i quartieri della cittadina si sfidano in una gara culinaria alla riscoperta dei sapori tipici della tradizione arpinate. Tra le feste più importanti è però quella dell’Assunta che ricade il 15 agosto in cui una grande processione si snoda tra le vie del paese portando una statua lignea della Madonna risalente all’XI secolo collocata su una monumentale portantina dorata sorretta da otto persone.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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