Il perché di questo sito
Una domenica mattina di qualche tempo fa, precisamente nell’autunno del 1997, mi recai assieme ad alcuni miei amici sui Monti dell’ Artemisio, un piccolo gruppo di boscose montagne nel cuore dei Colli Albani. Avendo tutti quanti una grande passione per l’escursionismo, a quel tempo avevamo già percorso buona parte dei sentieri dell’Appennino Centrale, trascurando però i luoghi nei quali avevamo mosso i primi passi. La meta di quella breve gita era il Monte Peschio che con i suoi 925 metri è comunque la terza cima per elevazione di questo piacevole gruppo di colli situati a sud-est di Roma. Quella mattina una fitta nebbia avvolgeva tutto il bosco e, man mano che salivamo, l’ambiente diventava sempre più silenzioso e ovattato. Quando eravamo in prossimità di una primo colle, in un’atmosfera quasi incantata, ecco apparirci qualcosa che interruppe bruscamente la nostra regolare andatura. Tra le foglie di castagno e gli arbusti del sottobosco si nascondeva un muretto in pietra completamente ricoperto da un manto di muschio e di licheni. Subito ci interrogammo su chi avesse eretto quel muretto e di quale struttura potesse far parte, domande queste che prendevano sempre più le sembianze di un mistero quando, con nostra meraviglia, notammo che quella recinzione in pietra proseguiva oltre la nostra vista seguendo all’incirca la linea di cresta. Fu così che, presi dalla curiosità, decidemmo di seguire quel muro che aveva ormai calamitato tutto il nostro interesse, facendoci quasi dimenticare la meta della nostra escursione. Non ci volle molto comunque per capire che il muro terminava proprio sulla cima del Maschio di Lariano una modesta elevazione a nord-est del Monte Peschio. Con nostra grande sorpresa “scoprimmo” che il nome “Maschio”, dato a quel monte non era frutto del caso e neanche di un’estemporanea denominazione data dai locali, ma era riferito proprio al fatto che, in epoche passate, quella cima aveva accolto un castello e le sue fortificazioni. Così, abbandonata definitivamente la nostra meta, ci mettemmo a perlustrare tutta la zona. La visita fu breve ma molto intensa, al ritorno non smettevo di pensare a ciò che avevo osservato, a ciò che avevo provato inoltrandomi tra le rovine di quell’antico insediamento. Da quella cima portai con me un bagaglio ricco di emozioni e sensazioni che proprio da quel giorno mi hanno spinto a coltivare la passione per questi affascinanti borghi diruti ricchi di arte e le città scomparse della nostra penisola. Da tale passione nasce così questo sito, che vuol portare non solo alla conoscenza delle città scomparse del Lazio attraverso i nostri racconti di viaggio e le nostre foto, ma essere anche una guida per recarsi sul posto e “scoprire” da vicino questi luoghi ricchi di storia, arte e cultura. Troverte non solo città perdute, ma anche luoghi misteriosi, pieni di poesie, segnati da eventi al confine tra leggenda e realtà, castelli medievali e rocche, itinerari naturalistici e altro ancora... Buon viaggio!
Presentazione del libro "Le città perdute del Lazio" Eremon Edizioni
Arricchito da oltre 250 immagini “Le città perdute del Lazio e i loro segreti ” è un libro che vi porterà alla scoperta di luoghi avvolti nella leggenda e sepolti dal tempo; luoghi in cui la storia ha plasmato un patrimonio artistico
e architettonico di inestimabile valore.Così, sfogliando queste pagine, potrete immergervi nel fascino delle rovine di Ninfa, percorrere le anguste vie di Celleno, sfiorare con un dito la fortezza di Castiglione, arrampicarvi tra le rocce di Camerata Vecchia...Ma troverete anche la monumentale Monterano, le antichissime Norba e Norchia, la fugace Cencelle...
Tutte queste città, un tempo ricche e gloriose, sono presentate dall’autore in modo semplice e diretto, non solo attraverso le immagini, ma anche da un testo ricco di particolari, che vi farà da guida attraverso antiche mura, torri e fortezze, dove il tempo sembra ormai essersi fermato...
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