LA CITTA' PERDUTA DI FALERII NOVI - Civita Castellana




Sulla strada che collega i due abitati di Civita Castellana e Fabrica di Roma, dopo circa 5 chilometri da entrambi i centri si giunge alle nuove case di Faleri. Sulla sinistra (sulla destra per chi proviene da Fabrica) si stacca una stradina asfaltata. Percorrendo questa stradina, dopo circa 300 metri, se ne stacca un’altra, questa volta sterrata che conduce, in breve, all’ingresso del sito. Non esistono purtroppo aree di sosta quindi l’auto si potrà parcheggiare solamente lungo la sterrata d’ingresso o, meglio ancora a Faleri e quindi proseguire a piedi seguendo il percorso prima descritto.

Le rovine dell’antica città di Falerii Novi si estendono su un declivio situato a metà strada tra l’abitato di Fabrica di Roma e Civita Castellana (5,5 km da entrambi i centri) e sono adagiate tra l’antica Via Amerina e il Rioingresso a falerii novi Purgatorio affluente del Fiume Treia.
Le rovine, per buona parte immerse nella vegetazione, danno al visitatore la sensazione di entrare in una macchina del tempo dove si sovrappongono costruzioni di origine etrusco-falisca, romana e medievale in un insolito quanto affascinante mosaico culturale e architettonico.
Ed è proprio questa la peculiarità di Falerii Novi, città millenaria e misteriosa immersa in una campagna quasi incontaminata. La costruzione più imponente, che caratterizza tutto l’ambiente circostante, è il grande muraglione di cinta che si staglia sul verde degli ampi prati che si aprono all’interno del perimetro dell’antico insediamento. Anche se dal X secolo d. C. Falerii è una città abbandonata, in epoche successive, ha accolto tra le sue mura altri insediamenti come la duecentesca Abbazia di Santa Maria di Falerii (o Falleri) e il vicino convento a cui, dopo oltre cinquecento anni, non toccò sorte migliore della città che aveva ospitato le sue fondamenta.




Le Vicende Storiche


La storia di Falerii Novi non può prescindere da quella di Falerii Veteres antica città falisca e importante centro dell’Ager Faliscus molto fiorente tra il V e il IV secolo a.C. L’ager, esteso dal Monte Soratte, ai Monti Cimini fino a comprendere tutta l’ansa della media valle del Fiume Tevere, aveva una contiguità territoriale con i domini del popolo etrusco.
Questa vicinanza, oltre a favorire intensi scambi commerciali e culturali, ha permesso a Falerii Novi di stringere varie alleanze politico militari con le vicine città etrusche per la difesa di tutta l’area che gravitava sul medio e basso corso del Tevere. Il nemico comune era l’irrefrenabile espansionismo romano che minacciava i confini sia dei falisci che degli etruschi. Prima città a stringere alleanze con Falerii fu Veio che però cadde nel 396 a.C. seguita da Capena, Sutri e Nepi. Nonostante una strenua resistenza e dure battaglie per contrastare l’egemonia romana ormai consolidata nella zona, Falerii cadde nel 241 a.C. e fu quasi completamente distrutta. Gli abitanti superstiti fondarono, a cinque chilometri a ovest del vecchio nucleo una nuova Falerii, chiamata in seguito
Falerii Novi. Nel 90 a.C. il nuovo centro divenne municipium di Roma che volle che tutto il territorio falisco fosse fornito di una ricca rete di strade, molte delle quali già esistenti e ripristinate, tra cui la Via Flaminia. falerii novi
Con la caduta di Roma i continui saccheggi e le ripetute scorrerie di popolazioni barbare, seguite a profonde carestie convinsero gli abitanti ad abbandonare il luogo e riprendersi gradualmente la vecchia città di Falerii Veteres, più protetta (ancora aveva intatte le mura erette nel III secolo a.C.) e con maggiori possibilità di approvvigionamento. Questa migrazione non fu repentina ma avvenne in modo graduale nel corso dell’VIII secolo d.C. Una forte accelerazione dello spopolamento di Falerii Novi, e del conseguente ripopolamento di Falerii Veteres, si ebbe nel corso del X secolo quando le continue scorrerie dei normanni, che imperversavano in tutto il Lazio, portarono alla quasi completa distruzione della città.
Così, dopo più di mille anni terminava la storia di Falerii Novi che passava di nuovo il testimone alla vecchia città dei padri Falerii Veteres. Ma i tempi, insieme alla città, erano profondamente cambiati. I nuovi abitanti dovettero così iniziare tutto dal principio a partire dal nome che fu cambiato in Massa Castellania. La scelta di questo nome è dovuta probabilmente al fatto che il vecchio nucleo abitato, protetto dalle antiche mura, durante il periodo dell’abbandono divenne una sorta di fortezza agricola ben organizzata e rifornita. Successivamente, la denominazione Massa Castellania decadde e fu sostituita da un nuovo nome, cioè quello attuale di Civita Castellana.




La Visita a alla città di Falerii Novi

Le rovine di Falerii Novi, di notevole rilevanza storico architettonica, sono racchiusi da una cinta di mura, perlopiù di forma trapezoidale, quasi perfettamente conservata. Le mura, costruite con giganteschi blocchi quadrati di tufo rosso, si estendono per 2108 metri di lunghezza, sono alte circa 17 metri e racchiudono 27 ettari di terreno per la gran parte coltivati. Le mura erano interrotte da circa 80 torri quadrate (oggi ne rimangono la metà) distanziate una dall’altra di circa 30 metri. La maggiore concentrazione di torri si trovava nei punti in cui le difese naturali risultavano meno efficaci rendendo meno vulnerabili le mura. Nelle stesse mura si aprivano sette porte (secondo alcuni nove) affiancate da grandi torri poste ai labbazia di falerii noviati.
Le principali porte erano quattro situate dove passavano due importanti vie di comunicazione della regione falisca e che all’interno dell’area urbana costituivano gli assi del cardo (Via Amerina) e del decumano (Via Cimina). Tra le porte meglio conservate possiamo osservare la Porta di Giove e la Porta di Bove. La caratteristica della Porta di Giove è quella di essere il primo esempio di architettura etrusca nel territorio falisco (arco etrusco) e si può riconoscere una testa del Dio Giove nella chiave di volta dell’arco (copia dell’originale conservata nel Forte Sangallo a Civita Castellana). La Porta di Bove, posta nell’angolo meridionale del perimetro, è caratterizzata dal fatto di avere il concio superiore sagomato a forma di testa di bue. Gli ultimi scavi compiuti hanno portato alla luce diverse abitazioni, il teatro e le vie urbane tra cui un tratto della Via Cimina. Il monumento più visibile, all’interno delle antiche mura, è la chiesa in stile romanico di Santa Maria di Falerii risalente alla prima metà del XII secolo e l’adiacente abbazia. La chiesa, abbandonata nel 1798 dopo i gravi danni subiti durante le efferate battaglie tra i francesi e l’esercito borbonico è stata recentemente ristrutturata e portata a nuova luce. La facciata, con un grande rosone nella parte superiore, offre un bel esempio di portale cosmatesco e un elegante interno composto da tre navate ognuna divisa da colonne in stile dorico. Le colonne prelevate dai monumenti dei dintorni sono sormontate da capitelli corinzi di notevole pregio.
L’abbazia, abbandonata da più di sei secoli (l’ultima notizia che ci svela la presenza di monaci risale al 1373) prima di essere adibita a fattoria, versava in condizioni fatiscenti ma all’epoca dell’insediamento dei monaci cistercensi erano presenti, oltre a due cortili, la sala capitolare, la cucina con il refettorio, i granai e le officine e, nella parte superiore, i dormitori
.


Curiosità

Un nome, due nomi

Il nome Falerii "Falesioi" sembra derivare dal nome del suo mitico fondatore Halesus "Falesos". Halesus era ritenuto figlio di Nettuno e capostipite della dinastia del re Morrio sovrano di Veio. Un’altra interpretazione sull’etimologia del nome Falerii è da ricercare nella parola Faliscus dal nome leggendario di Halaesus (qui c’è una corrispondenza con la precedente versione) figlio di Agamennone e fuggito dalla città di Troia quando imperversava la guerra tra greci e troiani.


Informazioni Turistiche per la Visita


Accesso: Su Strada
Comune: Civita Castellana
Tipologia attuale: Ruderi entro le mura
Origine: Falisca
Età di fondazione: III secolo a.C.
Età di abbandono: X secolo d.C.
Motivo dell’abbandono: Distruzione da parte dei Normanni
Modalità di visita: Ingresso libero


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