Il portale del Lazio scomparso - Alla riscoperta dei luoghi di un passato lontano e carico di suggestione
 
 
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lazio città e paesi

Le città perdute del Lazio e i loro segreti...

Eremon Edizioni

Alla scoperta dei borghi del Lazio e delle sue"Città fantasma" con la presenza di molte foto a colori.



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ANTUNI

 

Accesso: mulattiera
Comune: Castel di Tora
Tipologia: attuale ruderi sparsi
Origine: medioevale
Età di fondazione: metà XI secolo
Età di abbandono: 1950
Motivo dell’abbandono: errore bellico
Modalità di visita: su prenotazione

 

L’accesso al sito

Dal casello Carsoli-Oricola (A24) si imbocca la S.S. 5 Tiburtina in direzione Carsoli per svoltare, dopo circa 1 km, a sinistra in direzione Paganico Sabino-Castel di Tora. Percorsi circa 20 km di una strada alquanto tocastrum antonirtuosa, 100 metri prima del bivio che sale al centro di Castel di Tora, si stacca sulla sinistra una sterrata interrotta dopo circa 50 metri da una barra d’ingresso. Raggiunta con l’auto la barra si può parcheggiare nei pressi di una piccola piazzola. (E’ consigliabile chiedere il permesso per sostare dato che ci troviamo in una proprietà privata; l’alternativa è parcheggiare prima dell’imbocco della sterrata). Superata la barra, ci si incammina lungo la sterrata che dopo circa 20 minuti terminerà nei pressi delle rovine. E' possibile visitare Antuni ed il castello solo accompagnati da una guida prenotandosi presso il comune di Castel di Tora.

 

Il luogo e la posizione

Castrum Antoni o Antuni sorge sulla cima del monte omonimo prospiciente l’abitato di Castel di Tora. Collegato mediante un sottile istmo alla terraferma, il colle è proteso verso il Lago del Turano dal quale è quasi completamente circondato. Il panorama che si può godere è di notevole suggestione soprattutto per la presenza del lago che al tempo della fondazione di Antuni non esisteva. Il lago del Turano è sorto tra il 1937 e il 1938 a seguito della costruzione di una diga di sbarramento posta sul Fiume Turano in corrispondenza di un marcato restringimento della valle dove un tempo scorreva il fiume.


Le vicende storiche

La fondazione di Antuni sembra risalire ai primi decenni dell’XI secolo forse dovuta all’iniziativa della consorteria dei antuniGuidoneschi che donarono a Farfa, nel 1092, il Castrum Antoni. Fino al basso medioevo le vicende legate alle sorti di Antuni non sono note. Nei documenti ufficiali se ne parla quando il borgo entra in possesso della famiglia Brancaleoni. Da ora in poi il feudo passò per vari proprietari: nel 1583 i Brancaleoni vendettero il castrum a Paolo Mattei. Poi, nel 1676, venne ceduto al duca Filippo Lante della Rovere che lo tenne fino al 1720 anno in cui passò al marchese Filippo Gentili. Il 25 ottobre1816 la marchesa Margherita Sparapani Gentili Boccapaduli rinunciò ai diritti feudali su Antuni e tutti i possedimenti vennero ceduti ai Principi Del Drago. Il 19 giugno del 1832, il feudo di Antuni venne eretto a principato da Gregorio XVI a favore del principe Urbano. La storia di Antuni, seppur non al centro di grandi avvenimenti, termina bruscamente durante il corso della Seconda Guerra Mondiale quando nel 1944 un errore di mira del pilota di un caccia che doveva abbattere il ponte sul Lago del Turano, colpì per errore l’abitato. Furono così danneggiate molte abitazioni e il Castello del Drago e andò completamente distrutta la chiesa. Dopo alcuni anni d'agonia e stenti, nel 1950 Antuni è ormai di fatto un borgo disabitato. Passato al comune di Castel di Tora, nel 1992 sono iniziati vari lavori di restauro, che dopo mezzo secolo di incuria e abbandono, stanno portando alla luce la bellezza dell’antico Castrum Antoni incastonato in un paesaggio incantevole e suggestivo a dominio del Lago del Turano.

 

La visita al sito

Completamente abbandonato e quasi inaccessibile fino al 1990, l’antico borgo di Antuni sta riacquistando sempre maggior interesse grazie all’opera di restauro degli edifici più importanti quali il Palazzo del Drago e la corte bassa. Terminato il restauro nel dicembre del 1999, i lavori hanno avuto seguitolazio grazie ai fondi del Giubileo 2000. Infatti, negli anni seguenti, iniziarono i lavori di recupero delle mura, poste nella parte destra dell’abitato, dell’antica mulattiera che conduceva al centro del borgo, della torretta, e di molti insediamenti abitativi. Oltre ai numerosi ruderi delle case che formavano il nucleo centrale di Antuni sul colle sorge anche l’antico Eremo di San Salvatore posto su una parete che guarda a picco sul lago. Così, durante la visita di questo paese scomparso, ci si può rendere benissimo conto di che posizione godeva e quanti colpi d’occhio offre tutt’ora sul vicino Lago del Turano. Lungo l’itinerario è possibile ancora vedere le mura delle abitazioni e ricostruirne mentalmente sia l’aspetto e la che la posizione. Risalendo la scalinata che conduce all’ingresso del borgo, sulla sinistra, si incontra una cappellata dedicata alla madonna e poco oltre una pietra recante la scritta “Quando il sole muore a ponente e il cielo si tinge di rosa sale leggera una Ave Maria e ferma un istante il corso affannoso della vita”. Questa pietra ci da il benvenuto alla Comunità Incontro di Don Gelmini che nel borgo antico di Antuni ha una delle sue sedi. La comunità è ospitata nel Palazzo (o castello) del Drago che con la sua mole è certamente il complesso più interessante da vedere. Completamente ristrutturato, si presenta per buona parte modificato, non solo nel suo aspetto ma anche nei suoi elementi architettonici e, come abbiamo già detto, per le finalità di utilizzo. Il Palazzo del Drago, a cui si accede passando sotto un archetto, era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e contava in tutto ben 365 finestre. Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e, nella facciata è rimasto nell’aspetto originale solo il portale d’ingresso. Facendo il periplo del palazzo, oltre a notare gli ambienti dove si svolgono le attività della Comunità Incontro, è possibile osservare anche gli antichi bastioni, rimasti nel loro aspetto primitivo e i contrafforti che si affacciano sul lago.


Curiosità

Il lago che non c’era

Il Lago Turano, che si estende tra le montagne del Cicolano è in realtà un invaso artificiale nato tra il 1936 e il 1938. lago turanoDa questa data si può bene immaginare che al tempo della massima vivacità dell’abitato di Antuni, la popolazione che vi risiedeva non ammirava un lago bensì una verdeggiante conca adagiata tra le montagne. Il lago attualmente ha una capacità di circa 150 milioni di metri cubi d’acqua e una superficie di poco superiore ai 5 chilometri quadrati. Il suo perimetro è di circa 36 chilometri, per buona parte percorsi da una strada, e le sue acque sono in comunicazione con quelle del vicino Lago del Salto attraverso una galleria di circa 9 km. La diga che forma il lago, sorge in località Posticciola, ha uno sviluppo di 256 metri e un’altezza di 79 metri. Quando questa fu concepita, la progettazione e la costruzione di tutto l’impianto fu opera di una delle più importanti acciaierie dell’epoca: le acciaierie “Terni”. L’acqua che scorre attraverso la diga viene convogliata per alimentare la centrale elettrica di Cotilia nei pressi di Rieti. Da qui l’acqua raggiunge il Lago di Piediluco per lo sfruttamento nelle centrali di Galleto e Monte Argento. L’ultima tappa è la centrale di Narni, paese nei pressi di Terni, dove avviene l’ultimo utilizzo dell’acqua del Lago del Turano.

 

Sepolture divise

Nella parrocchiale di Antuni era in vigore l’uso di seppellire i propri cari in luoghi distinti. Infatti le donne venivano sepolte nei pressi della porta della sacrestia, gli uomini davanti all’altare e i bambini presso la porta dove sorgeva il battistero.


CASTEL DI TORA

Adagiato sulle sponde nord-orientali del Lago del Turano, l’abitato di Castel di Tora è immerso in un ambiente molto suggestivo caratterizzato non solo dalla presenza di fitte boscaglie ma anche dalla vicinanza alle castel di toraacque del lago (e dal Monte Navegna da cui nelle giornate più limpide si può vedere la cupola si San Pietro). Il suo territorio ricade quasi completamente nella Riserva Naturale del Monte Cervia e Navegna in cui non mancano sentieri per escursioni o per semplici passeggiate. La zona di Castel di Tora ha visto la presenza dell’uomo sin dai tempi preistorici come testimoniano i ritrovamenti di alcune cavità quali la Grotta Jannara. In seguito fu frequentata da popolazioni sabino-romane anche se il vero sviluppo si ebbe durante il periodo medievale in cui il paese contava più di mille abitanti a fronte degli attuali 300. Chi ha avuto l’occasione di vedere Castel di Tora intorno al 1950 si sarebbe reso conto che nulla era cambiato dall’anno in cui per la prima volta si ebbe, nella “Cronaca Farnense” la prima testimonianza del borgo. Chiamato Castrum Vetus o Castelvecchio l’attuale borgo conserva ancora resti della cinta muraria con due torri d’avvistamento e la torre a base pentagonale della fortezza edificata su una rupe a strapiombo. Di un certo interesse è anche la Chiesa di San Giovanni Evangelista, al cui interno possiamo osservare sei altari, e la Fontana del Tritone posta nella piazza principale del paese. Una caratteristica dell’antico borgo sono le strette vie disseminate di archi, collegate con scalinate e passaggi, percorrendo le quali possiamo osservare antichissime grotte e cantine scavate nella roccia. Le manifestazioni gastronomiche che si svolgono a Castel di Tora sono La “Festa del Polentone” tipica polenta condita con sugo magro (1° domanica di Quaresima) e la “Sagra degli Strigolizzi” dove le donne del paese impastano farina e uova il sabato, la cuociono la domenica successiva e la distribuiscono in Piazza San Giovanni (1° domenica di ottobre). Di tipo prettamente religioso invece è la festa patronale dedicata a Sant’Anatolia dove una grande processione accompagna la statua della santa attraversando il lago in direzione di Colle di Tora sul ponte che unisce i due borghi, passando il compito di trasportarla alla confraternita locale. Per avere l’onore di trasportare la statua bisogna vincere un’asta, che è poi un’offerta per la parrocchia. La festa si conclude con il ballo della pantasima, un fantoccio animato per le danze tra luminarie e mortaretti.

 

 

 
 

ninfa

Ninfa

Camerata vecchia

 

Sagre e fiere del Lazio

Rubrica in aggiornamento, con segnalazioni di fiere di paese, sagre di carattere gastronomico, eventi culturali e manifestazioni tipiche del Lazio.

 

 

Oasi naturali e parchi del Lazio

Sezione in aggiornamento, in cui sono elencati i parchi naturali, le riserve e le oasi naturali e protette del Lazio.