Parco dei Mostri o Bosco Sacro – Bomarzo (VT)

Alla scoperta del Parco dei Mostri di Bomarzo

Sono molti gli elementi che concorrono a ritenere il Parco dei Mostri di Bomarzo come un eminente esempio di itinerario iniziatico e non come una semplice espressione, pur bizzarra ed insolita, del gusto manieristico italiano: in primo luogo le metafore incarnate dalle mostruose figure, che paiono ricondurre alla tradizione misteriosofica cinquecentesca, e in secondo luogo la disposizione delle stesse, molto probabilmente non casuale ed anzi ragionata scientemente al fine di creare una tensione intellettuale e spirituale in colui il quale voglia inoltrarsi nel percorso “con occhi per vedere”.

Il Parco dei Mostri o Sacro Bosco era originariamente collegato al Palazzo Orsini di Bomarzo tramite un enorme giardino all’italiana, di modo che l’entrata inaspettata alla Villa delle Meraviglie producesse nel visitatore un evidente contrasto emotivo con la rasserenante ed ordinata visione precedente.

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Il Parco dei Mostri: un percorso iniziatico

Tale contrasto incarnava così metaforicamente (e con sensibili richiami alla Comedia dantesca) il distacco tra le rassicuranti certezze materiali quotidiane, proprie della vita sociale, e la violenta inquietudine interiore provocata, ed anzi richiesta, dal percorso purificatore verso la conoscenza del sé e verso la verità che quelle medesime certezze tutte stravolge e distrugge.

Una metafora cioè della discesa all’Oltretomba, dimensione di cui, del resto, le sculture del Parco dei Mostri costituirebbero una costante evocazione. Chi visitava il Sacro Bosco di Bomarzo percorreva, quindi, un itinerario iniziatico dove le varie tappe, simboleggiate dalle diverse figure, «corrispondono alle varie prove che l’anima deve compiere per elevarsi». In tale contesto, ogni figura e ogni scena presente nel Parco dei Mostri rappresenterebbero dunque una delle tappe necessarie a percorrere un cammino verso la conoscenza e la verità. Attenendoci a tale versione, tentiamo, in questa sede, di guidare il lettore all’interpretazione almeno di quelle sculture la cui metafora ci pare più evidente (ovviamente sulla base delle nostre personalissime intuizioni), tralasciando invece le altre, che rimangono ai nostri occhi ancora indecifrabili.

Le Sfingi

All’entrata del Parco dei Mostri sono due sfingi a dare il benvenuto al visitatore. Simbolo dell’enigma e del dubbio, su una di loro si legge: «Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o per arte» quasi ad ammonire lo spirito che tenda all’elevazione affinché egli rifletta sulla fallacia delle apparenze e tenti di percepire il significato e l’insegnamento risposti in ogni scultura che incontrerà lungo il cammino.

Ercole e Caco

Continuando verso destra (il sentiero a sinistra, bordato da inquietanti volti di peperino, termina in pochi metri di fronte ad un enorme mascherone), e scendendo leggermente ancora a destra, s’incontra una delle prime figure importanti ed imponenti del Parco dei Mostri. Si tratta di un gigante (Ercole?) che squarcia la sua vittima (Caco?): la lacera «come lacerata è l’anima che inizi il cammino verso la conoscenza» (Aurigemma), anche se può scorgersi in lui un’espressione né di rabbia né d’odio, ma di intensa e austera pietà.

Da notare inoltre, che nei pressi del gigante (e del greto del torrente) vi sono alcune delle opere più misteriose e spettacolari del Sacro Bosco, tra cui un pesce e una tartaruga giganti e il Pegaso.

La Casa Pendente

Lasciati alle spalle un ninfeo e un teatro, e giunti quasi a metà del percorso, troviamo quindi una delle opere più curiose del parco. Si tratta della cosiddetta “Casa Pendente”, piccolo gioiello d’architettura rinascimentale. Questa, pare voler simboleggiare la sensazione di vertigine provocata proprio da quella caduta delle sicurezze morali sociali. Caduta che l’iniziato deve in un certo senso “sopportare” per continuare il cammino verso la verità. Le sue convinzioni ormai barcollano, ma proprio nel saper affrontare simile stato d’animo sta il superamento di questo stadio purificatorio.

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La Porta degli Inferi

Ci s’inoltra poi nel punto più spettacolare del complesso, una radura che ospita figure incredibili quanto enigmatiche. Un Nettuno disteso, un magnifico drago che assalta la sua preda, un elefante che stritola un guerriero, un balcone contornato da coppe recanti sentenze ermetiche. Questa radura è dominata sullo sfondo dalla visione spaventosa e magica dell’Orco, la scultura più nota del parco. Il Mascherone da molti interpretato quale “Porta degli Inferi”, assume tratti differenti a seconda dell’ora. Arriva, infatti, a deformare la propria stessa espressione, mentre le sue fauci spalancate permettono al visitatore di entrare in una stanza angusta. In questa stanza, che riproduce l’atmosfera di una tomba etrusca, si trova un tavolino su cui poter addirittura banchettare.

Ciò che colpisce chi sta per appropinquarsi alle sue fauci è però la frase scolpita sulle labbra del mostro, recante l’iscrizione: «ogni pensiero vola», che forse vuole sostenere la necessità di abbandonare la ragione, ormai insufficiente, in favore dell’intuizione per poter arrivare all’ultimo stadio del percorso esoterico, rappresentato dal Tempietto.

Cerbero

Lasciati l’Orco e un’altra ampia radura, si inizia a salire verso la meta conclusiva dell’itinerario, incontrando il Cerbero. Si tratta, ovviamente del cane a tre teste che pare presentarsi quale sorta di spaventoso guardiano del Tempietto. Questo vuole forse essere, con la sua ambiguità, estremo e terribile monito per il “viaggiatore della coscienza”. Monito a guardarsi bene dal non cedere alla falsa conoscenza e ad affidarsi, nel far ciò, soltanto all’intuizione divina. Non quindi all’ingannevole e limitata humana ratio (già del resto pesantemente provata dalla tappa dell’Orco).

Il Tempietto

Si giunge così infine al Tempietto, che sorge alla sommità del parco, ma in diretta corrispondenza dell’ingresso di questo, quasi a voler tracciare un ideale “anello magico”. La “sacra conoscenza”, infatti, domina il visitatore che inizia il cammino alchemico di trasmutazione della propria anima da “materia vile” a “materia nobile”, e completa questo stesso viaggio esoterico nei meandri della coscienza, donando all’illuminato (ossia a chi abbia saputo decifrare il significato delle sentenze e delle metaforiche immagini) la più alta virtù, quella del “viver bene”, del trascendere l’egocentrica miseria dei vizi e dei capricci umani, e del protendere l’anima verso l’estatica libertà dell’infinito e dell’eterno.

Il Parco dei Mostri: un libro scolpito nella pietra

Concludendo, il Sacro Bosco rappresenterebbe, dunque, un vero e proprio libro scolpito nella pietra. Un libro avente il duplice scopo di guidare il neofita alla purificazione dell’anima e alla conoscenza di sé. Un itinerario iniziatico che peraltro ricalcherebbe nella stessa struttura paesaggistica il cammino illustrato da Dante nella Divina Commedia.

Come visitare il Parco dei Mostri di Bomarzo

Il Parco dei Mostri è aperto tutti i giorni dell’anno con orario continuato:

Da aprile ad agosto: 08:30 – 19:00 (da Aprile ad Agosto)

Da settembre a marzo: 08:30 fino al tramonto

Informazioni turistiche

Parco dei Mostri – Sacro Bosco
Loc. Giardino s.n.c
01020 Bomarzo (VT)
Tel. +39 0761.92.40.29
Sito Web del Parco

Come vedere nei dintorni del Parco dei Mostri di Bomarzo

Nelle immediate vicinanze del Parco dei Mostri si consiglia di visitare con attenzione la vicinissima Bomarzo. Un piccolo borgo questo borgo tra i più suggestivi della regione, immerso in un bel paesaggio agreste ed ubertoso. Il centro storico, dall’aspetto marcatamente medievale, conserva molti edifici caratteristici ed alcuni monumenti. Tra questi spiccano per importanza il Palazzo Orsini (XVI sec.) e il Duomo (XV-XVIII sec.) che custodiscono interessanti opere d’arte.
Inoltre, nei pressi dell’abitato è da segnalare la Riserva Naturale di Monte Casoli. Questa offre escursioni di grande fascino archeologico ed ambientale.

Un elemento particolarmente curioso è dato da un monolite in peperino, che giace sperduto in un bosco della zona occidentale del paese, e che fu scoperto agli inizi degli anni ’90 da un gruppo di ricerca guidato da geom. Giovanni Lamoretta. Lo strano reperto reca cavità, incisioni e simboli di difficile definizione: come ha lasciato ipotizzare Cordier, si tratterebbe, verosimilmente, di un altare etrusco (o falisco) utilizzato durante riti uranici e cosmici.

Nei dintorni di Bomarzo, inoltre, possiamo consigliare la vista ai graziosi borghi di Soriano nel Cimino (7,1 km) e Vitorchiano (6,5 km) e il borgo abbandonato di Chia situato nel comune di Bassano in Teverina.

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