Guida alla Visita tra le Bellezze del Lazio




















LA CITTA' PERDUTA DI MONTERANO


Giunti al centro di Canale Monterano si imbocca con l’auto la stradina in discesa che si trova sulla sinistra della chiesa principale (avendo la facciata della chiesa di fronte). Si percorre questa strada fino ad un incrocio a T dove sono presenti dei cartelli indicatori della Riserva Naturale di Monterano. Sempre con l’auto si gira a destra e dopo circa 1 km si giunge ad un primo spiazzo. Proseguendo si arriva ad un secondo spiazzo dove c’è una barra d’ingresso e dove si può parcheggiare. Dalla barra, un sentiero, che dopo circa 200
metri raggiunge le prime rovine, tocca una fontana, passa sotto l’acquedotto e sale ancora a fiancheggiare il lato destro di Monterano. In Breve si raggiunge la sommità dell’altura ove sorgono le rovine.
Monterano sorge su un’altura tufacea i cui fianchi dirupano per circa 100 metri su due forre sottostanti formate dal Fiume Mignone a Nord e dal Torrente Bicione a sud e a est. Situato ad ovest del Lago di Bracciano, a circa 2 chilometri dal paese di Canale Monterano, l’abitato sorge a cavallo tra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini nel cuore della Riserva Naturale di Monterano.
Proprio per questa particolare posizione la morfologia del paesaggio circostante presenta caratteristiche di entrambe le zone. Infatti si possono riscontare sia emergenze di carattere calcareo-marnose tipiche dei Monti della Tolfa che emergenze tufacee proprie dell’area Sabatina.
La collina dove sorgono i ruderi di Monterano oltre ad essere solcata dalle due citate forre è disseminata di sepolcreti etruschi, piccole grotte ricoperte da una fitta vegetazione e alcune polle d'acqua ribollenti, testimonianza dell’antica attività vulcanica della zona.




Le Vicende Storiche


Il punto di partenza della storia di Monterano è da ricercare nel periodo etrusco, anche se, allo stato attuale, di quella che fu la città etrusca, non ne rimane più traccia. Le uniche testimonianze di questa civiltà sono date dalla presenza di tombe disseminate lungo le propaggini della collina e da un solco artificiale scavato nel tufo, il Cavone, che permetteva una comoda discesa a valle.
Come tutti i centri etruschi, a partire dal II secolo a.C. anche Monterano fu assoggettata ai romani che ne ampliarono la rete viaria e costruirono diverse opere tra cui l’acquedotto. Dal IV secolo d.C., quando l’impero Romano stava progressivamente cadendo sotto la spinta delle invasioni barbariche anche il territorio monteranese subì la stessa sorte. La dominazione longobarda non fece altro che impoverire ancor di più la popolazione almeno fino a quando il vescovo cristiano e i residui abitanti della vicina Forum Clodii, esasperati ed impauriti dalle continue scorrerie germaniche, non decisero nei primi anni del 500, di abbandonare le loro terre per trasferirsi a Monterano in posizione sicuramente più difendibile.
Così l’abitato fu ampliato, e munito, oltre che di nuove strade, di solide mura. Questo ripopolamento, insieme al fatto di essere divenuta sede episcopale, portò Manturianum (così era denominata Monterano nel VI secolo d.C.) ad essere nuovamente il centro più importante dell’area Sabatina. Questo status durò fino al X secolo quando la diocesi fu assunta dalla città di Sutri. L’ultima notizia che abbiamo su un vescovo di Monterano risale infatti al 998. A questo evento seguì una lenta e progressiva decadenza che portò il borgo a contare pochissimi abitanti. Rimasero infatti, oltre il signore del castello e gli amministratori del feudo, alcuni servitori e qualche contadino. Solo nel XIV secolo Monterano vide una sostanziale ripresa economia, demografica e sociale ma ormai il centro del potere si era definitivamente spostato alla vicina e più potente Bracciano.
Sul finire del 1300 e agli inizi del secolo successivo, il borgo ebbe una certa notorietà per i suoi capitani di ventura Coluzia e Gentile: il primo fu inviato dal Papa per sedare la rivolta di Corneto (attuale Tarquinia) e il secondo, comproprietario del feudo, partecipò alle lotte di successione per il Regno di Napoli.
Nel ‘500 il feudo venne acquistato dagli Orsini che approfittarono del periodo di crisi economica e del contemporaneo affievolirsi delle lotte in seno al alla stato pontificio, per investire in culture più razionali e redditizie. Ma la vera fioritura del borgo avvenne dopo l’acquisizione del feudo da parte della famiglia Altieri che aveva come membro insigne Emilio Bonaventura Altieri divenuto papa con il nome di Clemente X nel 1670. Grazie alla nuova proprietà il borgo venne arricchito con notevoli costruzioni la cui progettazione fu affidata a Gian Lorenzo Bernini. Vennero così alla luce la Chiesa e il Convento di San Bonaventura, la prospiciente fontana ottagonale e venne ristrutturata la facciata del Palazzo Baronale. Purtroppo questa nuova vitalità artistica non durò a lungo.
Dopo la morte di papa Clemente X Altieri e la scomparsa della forte autorità del primo ministro (della stessa famiglia Altieri), i monteranesi conobbero un altro periodo di grande difficoltà economica e sociale dovuta soprattutto alla confusione e all’instabilità dello stato pontificio. Ma un ben più grave flagello si abbattè nel 1770 sulla cittadella: la malaria, che decimò la popolazione soprattutto quella contadina. Decaduto il potere temporale del papa (siamo nel 1798), Monterano passò sotto la Repubblica Romana, che capitolò l’anno successivo per opera dell’esercito borbonico. Restaurato lo Stato Pontificio, un episodio cruento quanto inaspettato pose fine alla lunga e tormentata storia di Monterano. L’abitato infatti fu completamente distrutto e incendiato dall’esercito francese per il rifiuto da parte dei monteranesi di macinare il grano dei tolfetani sottomessi agli stessi francesi.




La Visita alla città di Monterano

Le suggestive rovine di Monterano offrono al visitatore angoli di incomparabile fascino e intrigante bellezza. Lo scenario che si presenta sembra uscito da un canto dell’inferno dantesco dove tra una fitta e intricata vegetazione, interrotta da ampi spazi, si stagliano le imponenti rovine dell’antico borgo.
Nonostante tutto non mancano monumenti di rilevante valore architettonico come il Palazzo Baronale, la Chiesa e il Convento di San Bonaventura costruiti su progetto di Lorenzo Bernini. Ma ciò che più colpisce è la presenza di monumenti costruiti in epoche diverse in un insolito e suggestivo connubio architettonico e paesaggistico. Si possono così ammirare costruzioni di epoca etrusca come i sepolcreti posti alla base del colle e trasformati successivamente in cantine, accanto a imponenti manufatti di epoca romana come l’acquedotto, di epoca medievale come il castello divenuto poi palazzo baronale, e del periodo rinascimentale come il già citato Convento di San Bonaventura e lo stesso Palazzo Baronale.
Ma la visita non si limita solo a questo: infatti si possono ammirare, sulla Piazza San Bonaventura, prospiciente l’omonima chiesa, una bellissima fontana a base ottagonale (copia dell’originale salvata durante i primi interventi di restauro del 1956 e collocata in Piazza del Campo a Canale Monterano) e, nei pressi del Palazzo Baronale, la Statua del Leone di opera berniniana (copia dell’originale posta durante i restauri del 1995 e conservata nell’atrio del palazzo comunale di Canale Monterano). Di un certo interesse sono anche i ruderi della Chiesa di San Rocco, della Porta Gradella (una delle tre di Monterano) e della Via Gradella, il campanile della cattedrale, alcuni bastioni a nord dell’abitato, i resti dell’ingresso di una cantina e alcune case nei dintorni del Palazzo Baronale.





Accesso: Sentiero

Comune
: Canale Monterano

Tipologia attuale:
Ruderi Sparsi

Origine:
Etrusca

Età di fondazione:
V-IV secolo a.C.

Età di abbandono:
1799-1800

Motivo dell’abbandono
: Distruzione da parte dell'esercito francese

Modalità di visita:
Ingresso libero


Curiosità

La fine di Monterano

Il motivo che portò alla distruzione di Monterano va ricercato nel vicino paese di Tolfa che nello stesso periodo viveva una sanguinosa insurrezione antifrancese. Tornato il sereno dopo la repressione da parte dell’esercito napoleonico, i tolfetani non avevano una mola sufficientemente grande per macinare il grano e soddisfare quindi le esigenze della popolazione. Decisero allora di chiedere ai vicini monteranesi di poter macinare con la loro mola. Monterano però, che fino a quel momento aveva assunto una posizione di neutralità nei confronti della dominazione francese, rifiutò di dare aiuto ai tolfetani per paura di ritorsioni.
Tornati mestamente a Tolfa il comandante francese di istanza nel paese fu avvertito del rifiuto e ordinò agli agricoltori tolfetani di ritornare a Monterano questa volta accompagnati da una cospicua scorta militare. Non appena i monteranesi avvistarono le truppe fuggirono dal paese in tutta fretta e, quando i francesi giunsero oltre le mura non trovarono nessuno. Nonostante ciò per rappresaglia o per dimostrazione di forza, i soldati si accanirono sul borgo con inaudita ferocia distruggendo e incendiando quanto più possibile. Così, quando le truppe se ne andarono, gli abitanti di monterano, tornati per verificare i danni, trovarono davanti ai loro occhi uno scenario impressionante. Nulla poteva essere salvato e restaurato se non con grandi spese. Fu così che decisero di trasferirsi nei vicini Canale e Montevirginio lasciando nel paese solo due frati restii ad abbandonare il Convento di San Bonaventura. Nonostante le continue pressioni sulla famiglia Altieri per un pronto recupero del borgo, i due frati non videro esaudite le loro richieste e furono costretti ad abbandonare il convento. Correva l’anno 1800.


Un grande set cinematografico


Le rovine di Monterano, suggestive ed affascinanti, sono state sin dagli anni ‘50 del secolo scorso il luogo preferito da molti registi per girare scene dei loro film. La cornice del borgo abbandonato ha offerto un ottimale set a capolavori quali “Ben Hur” con Charlton Heston o film italiani quali “Brancaleone alle Crociate” con Vittorio Gassman e “Il Marchese Del Grillo” con Alberto Sordi.


La fontana “capricciosissima”

Gian Lorenzo Bernini, incaricato dalla famiglia Altieri le della sistemazione del Palazzo Baronale, ebbe un’idea degna del suo gran genio creativo. Sfruttando le fondamenta rocciose su cui era posta la struttura, costruì alla base della scoscesa parete di sostegno una bellissima fontana che ben si incastonava sullo sfondo naturale formato dalle stesse fondamenta del palazzo.
Per completare l’opera, alla sommità della parete e proprio sopra la fontana, fece porre una statua raffigurante un leone nell’atto di scuotere con una zampa la roccia per farne uscire della purissima acqua. Così il copioso zampillo andava a finire proprio nella vasca della fontana. In questo connubio tipico dell’arte berniniana, dove arte e natura si fondono con estrema armonia, l’immagine e la fama della famiglia Altieri ne trassero notevoli benefici. Agli occhi del popolo la fontana risultava come una generosa elargizione di un servizio atto a soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti di Monterano.



CANALE MONTERANO

Il primi insediamenti di Canale Monterano sono sorti intorno al 1500 quando alcuni agricoltori dell’Umbria e della Toscana emigrarono da i loro luoghi di origine per dar vita ad un nuovo nucleo abitato. Il nome “canale” deriva dal fatto di essere stata costruita intorno ad un canale che la divideva praticamente in due parti uguali.
La storia di Canale è indipendente quindi da quella della vicina Monterano che vide nascere il nuovo centro molto dopo la sua fondazione avvenuta ad opera degli etruschi 22 secoli prima. Il centro storico, anche se di impronta tipicamente medioevale, non presenta monumenti di notevole rilievo. Quando gli Altieri acquisirono il feudo concentrarono tutti i loro investimenti nell’abbellimento della vicina Monterano.
Non per questo il territorio monteranese è privo di interesse: i numerosi siti etruschi, nonché la presenza di manufatti romani, rendono tutto il comprensorio molto interessante sia dal punto di vista storico che culturale. Non manca ovviamente l’interesse naturalistico dovuto al fatto che il comune di Canale Monterano è quasi del tutto compreso nella Riserva Naturale Regionale di Monterano.
Una delle maggiori attrazioni di Canale è il cosiddetto Palio delle Contrade che si svolge ad agosto. Le sei contrade di Canale Monterano (Centro, Carriola, Case Nuove, Castagno, Montevirginio e Stigliano) si contendono il Gonfalone ognuna con quattro ragazzi in gara. I partecipanti corrono su una strada in salita portando un bambino in un particolare contenitore detto bigoncio (Corsa del Caratello).
Sempre in agosto si svolge il Torneo degli Anelli che consiste nel colpire con un bastone alcuni anelli sospesi in aria nel tentativo di infilarne il maggior numero possibile. Questa competizione è svolta da butteri a cavallo che si cimentano anche in un altro evento canalese: il Riarto dei Butteri (maggio) con giochi di abilità a cavallo come la Giostra della Rosa e la cattura del vitello dove viene simulata la merca.