Civita Vecchia (Civitas Vetus)

La città fantasma di Civita Vecchia

A poca distanza dall’abitato di Arpino, sul colle orientale, sorgono le rovine della Civitas Vetus. Questa poi prese il nome di Civita Ciceroniana e successivamente di Civita Vecchia (o Civitavecchia). Considerata come una città morta, in realtà all’interno delle mura poligonali accoglie diverse costruzioni di epoca relativamente recente.

Dall’alto del colle è facilmente individuabile la lunga muraglia che, scendendo verso il basso racchiudeva, oltre al castello, anche il borgo antico e il vicino centro di Civita Falconara.

civita vecchia

Civita Vecchia si adagia quindi su un colle, a 627 metri di altezza, con le abitazioni poste in declivio rispetto al punto più alto. Proprio alla sommità del colle, dove sorge un belvedere, si può ammirare un pregevole panorama. Questo spazia dai bastioni della fortificazione medievale alle dolci colline della Ciociaria.

La storia di Civita Vecchia

Il grande dibattito aperto sull’età in cui vennero costruite le mura di Civita Vecchia sembra aver dato finalmente ragione a chi asseriva, come lo Schmidt, che le mura poligonali risalgono proprio al periodo della dominazione volsca cioè intorno al VII-VI secolo a.C. Ne è convinto inoltre Morricone, autore di Arpino Arcaica, che non esclude, nella zona, anche forti influenze greche. Ne è testimonianza il bellissimo arco a sesto acuto, porta arcaica posta all’ingresso dell’acropoli fortificata, molto simile a quelli che si trovano in altre città greche come Micene.

Da Roma alla dominazione saracena

Le testimonianze architettoniche del periodo romano sono praticamente assenti. Tuttavia, fonti storiche ci dicono che Arpino fu romana dal 305 a.C. Divenuta un importante municipium e capitale dell’ager Arpinum, ebbe un forte declino durante l’età imperiale. Successivamente venne più volte depredata dalle popolazioni germaniche dopo la caduta di Roma. Conquistata da Gisulfo II, duca longobardo signore di Benevento, nel VII secolo d. C., fu presa da franchi nell’860. Agli inizi del X secolo, invece, subì la violenza di continue scorrerie saracene.

Il periodo medievale

Così, nei primi anni del secondo millennio, fu dominio dei normanni con il Duca di Caserta Roberto. Tuttavia, quando l’Italia meridionale vide la comparsa degli Svevi, Arpino subì una serie di distruzioni prima da parte di Federico II nel 1229 e successivamente di Corrado IV nel 1252. Ovviamente, nel parlare della storia di Civita Vecchia (chiamata nel medioevo Civitas Ciceroniana perché si credeva fosse la patria di Cicerone) non si può prescindere dal collegarla alle vicende che interessarono tutto il comprensorio di Arpino. Infatti, dal punto di vista urbanistico, l’attuale città è il risultato dell’unione di due centri fortificati. Questi erano Civita Falconara e Civita Vecchia o Civita Ciceroniana con l’aggiunta di un altro centro fortificato denominato Colle sorto in età medioevale. Ed è proprio nel XIII secolo che si formò tutto il sistema difensivo arpinate.

Le vicende che portarono alla costruzione della massiccia cinta di mura si svolsero dopo il passaggio di Corrado IV. Questo, nella sua incursione, mise a fuoco la città costringendo gli abitanti a trovare rifugio in un centro poco distante chiamato Montenero e di cui ora si sono perdute le tracce. Solo nel 1263, quando i d’Angiò conquistarono quei territori, Arpino conobbe una ripresa. Vennero così erette le mura difensive di Civita Vecchia e Civita Falconara.

Il periodo rinascimentale e l’abbandono

Durante il XIV secolo fu possedimento dei Gaulard, poi degli Etendard e in seguito dei Cantelmo. Ma l’evento più importante per le sorti della città fu il violento terremoto del 9 settembre 1329 che provocò la distruzione di molte parti del centro abitato. Nonostante ciò Arpino venne sottratta alla giurisdizione feudale da parte del Re di Napoli Ladislao d’Angiò Durazzo che nel 1409 la elevò al rango di città regia.

Tra il 1458 e il 1464, durante il conflitto che vedeva opposti gli angioini e gli aragonesi, papa Pio II, amante del mondo classico, supplicò con veemenza le truppe aragonesi di istanza ad Arpino di risparmiare la città dal saccheggio. Questo per non offendere la memoria di quelli che si credeva fossero due illustri cittadini arpinati, Cicerone e Caio Mario. Ma le preghiere del papa furono vanificate nel dicembre del 1456 da un nefasto evento. Infatti, un’altra scossa sismica sconvolse Civita Vecchia e questa volta non risparmiò le costruzioni che avevano resistito circa un secolo prima. Il castello subì forti danni come molte delle torri e gran parte della cinta di mura. Forse questo è stato uno dei motivi che hanno spinto la popolazione del borgo di Civita Vecchia a trasferirsi pian piano negli altri rioni che costituivano il nucleo abitato di Arpino.

La visita al borgo di Civita Vecchia

Il Castello Orsini

Completamente recuperato, l’antico borgo di Civita Vecchia ci offre una bellissima istantanea di un tipico esempio di fortificazione volsca. Questo tipo di fortificazione è presente anche in altre città del territorio volsco come Segni, Aquino, Sora e Arce o ernico come Alatri. Questo tipo di fortificazione è caratterizzata dal fatto di essere costruita senza l’ausilio della malta, ma semplicemente sovrapponendo enormi blocchi di pietra. Proprio questa caratteristica ha suscitato la fantasia popolare. Infatti, sono in molti a voler attribuire la costruzione di queste mura ai pelasgi o ai ciclopi prendendo così il nome di mura pelasgiche o ciclopiche. Dal punto di vista architettonico l’esatta denominazione di questo tipo di fortificazione è “mura poligonali”. Questo,  proprio per il fatto di essere composta da enormi blocchi quadrati di puddinga.

civita vecchia 2

Quando fu costruita, tutta la muraglia misurava ben tre chilometri. Attualmente, però, ne rimangono intatti poco meno della metà, di cui una buona parte rimaneggiata sia in epoca romana che medioevale. All’interno delle mura, in epoca medioevale, sorgevano oltre al castello, tre chiese, diverse abitazioni per uso civile, cisterne per la raccolta dell’acqua e costruzioni per le funzioni governative e commerciali.

L’arco a sesto acuto

L’elemento architettonico più significativo del passaggio dei Volsci su questo colle, oltre alle mura poligonali, è rappresentato dal bellissimo arco a sesto acuto posto all’ingresso della cittadella. Alto 4,2 metri, è formato dalla sovrapposizione di diversi blocchi di pietra che vanno restringendosi verso l’alto conferendogli quella tipica forma. Nel corso del XVI secolo, questo rarissimo esempio di arco, fu “atrocemente” chiuso da un bastione difensivo di forma semicircolare, ora in gran parte demolito. Attraversato l’arco, che tra l’altro era la porta d’ingresso dell’antica acropoli, si trova, sul lato sinistro, una torre a base quadrangolare che serviva per la difesa del “castrum”. Successivamente questo venne racchiuso da mura del periodo medievale. Ridotte a semplici ruderi, queste mura, che appaiono in più punti sovrapposte a quelle poligonali, racchiudevano, oltre a Civita Vecchia, il primo nucleo di Arpino.

La Chiesa della Trinità, di San Vito e di Sant’Anna

La grande opera di ampliamento e rafforzamento avvenne agli inizi del XIII secolo, quando furono erette alcune torri sia circolari che quadrate e un cammino di ronda che collegava ad intervalli quasi regolari i bastioni forniti di casematte. Nei pressi dell’arco a sesto acuto troviamo la bella Chiesa della Trinità o del Simulacro del Crocefisso, fatta costruire dal Cardinal Giuseppe Pesce nel 1720. Con pianta a croce greca, ha una cupola retta da quattro pilastri e due affreschi ai fianchi dell’altare. Più avanti troviamo la Chiesa di San Vito e la Chiesa di Sant’Anna risalente all’XI secolo e restaurata completamente nel ’500.

La Torre di Cicerone

Comunque, la costruzione più evidente di Civita Vecchia è la grande torre medievale a base quadrata denominata Torre di Cicerone che troviamo isolata nel punto più elevato dell’acropoli. In fondo alla camminata di attraversamento del borgo, sorge un belvedere ad emiciclo da cui ci si può affacciare per ammirare la sottostante valle. La visita a Civita Vecchia è completata percorrendo il camminamento al di fuori delle mura che permette di osservare non solo i bastioni e le torri tipiche delle città fortificate, ma anche di ammirare, da un’altra angolazione, quella che è la caratteristica peculiare di questo insediamento millenario; cioè la sovrapposizione in epoche anche distanti tra loro di elementi architettonici completamente diversi, sia per l’uso che per la conformazione stessa delle strutture.

Come raggiungere Civita Vecchia

Sulla strada che collega l’abitato di Arpino a Fontechiari o Casalvieri, a circa 2,5 km da Arpino, o 2 km da bivio Arpino – Isola del Liri – Sora si incontra l’antico abitato di Civitavecchia (o Civita Vecchia). Giunti nei pressi delle mura si può parcheggiare su un ampio slargo. Con l’auto si potrebbe anche accedere al borgo ma è sempre preferibile parcheggiare nell’area di sosta predisposta per i visitatori. La visita al borgo inizia dalla piazza che si trova sotto la grande torre quadrata detta Torre di Cicerone. Da qui si giunge sulla piazza dove sorge la Chiesa della Trinità, punto in cui si diramano diverse direttrici di visita.

Scheda di Civita Vecchia

Accesso: Su strada
Tipologia attuale: Borgo fortificato
Origine: Volsca
Età di fondazione: VII secolo a.C.
Età di abbandono: XV secolo d.C.
Motivo dell’abbandono: Terremoto
Modalità di visita: Ingresso libero

Dove si trova Civita Vecchia

Informazioni turistiche

Comune di Arpino
Sito web: www.comune.arpino.fr.it

Lazio Nascosto © 2018 Exentia srls - REA 204642 | P.I. 02854870595 - Realizzato da SyriusWeb