Il portale del Lazio scomparso - Alla riscoperta dei luoghi di un passato lontano e carico di suggestione
 
 
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castelli perduti del lazio

I Castelli perduti del Lazio e i loro segreti...

Eremon Edizioni

Alla scoperta dei castelli più misteriosi del Lazio. Le loro leggende, la loro storia e i grandi eventi ad essi collegati.


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NORBA

 

Accesso: su strada
Comune: Norma
Tipologia attuale: ruderi sparsi
Origine: romana
Età di fondazione: VII secolo a.C.
Età di abbandono: XII secolo d. C.
Motivo dell’abbandono: migrazione
Modalità di visita: ingresso libero


Percorrendo la S.S. 7 Appia, da Cisterna di Latina al bivio per Latina Scalo, si staccano, sulla sinistra ( sulla destra da chi proviene da Terracina) numerose migliare che si dirigono in direzione di Norma. Così,dopo aver percorso degli ampi tornanti, giunti nei pressi di Norma e, tralasciando sulla destra il primo bivio per il antica strada romanacentro, si continua sulla strada e, superato un tornante si giunge ad una piazzola dove si può parcheggiare (se non ci fosse la possibilità di sostare, si dovrà lasciare l’auto lungo la strada o comunque nei pressi dell’ingresso).La visita inizia percorrendo la breve stradina (sulla sinistra della piazzola, subito dopo il tornante) che termina in corrispondenza della Porta Maggiore, una delle quattro a cui si accedeva nella città di Norba. La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi ma la sua origine è da ricondursi al VII secolo a.C. quando un nucleo originario faceva già parte della Confederazione Albana. Inizialmente ostile a Roma, nel 492 a.C. diventa colonia romana e la vede al suo fianco in molte guerre vittoriose, tra cui quelle Puniche. Purtroppo la guerra civile che si scatenò tra le fazioni contrapposte guidate dai consoli Mario e Silla segnò l’inizio della fine di questa gloriosa città. Norba infatti appoggiò apertamente Mario e, dopo la sconfitta di quest’ultimo, la città fu considerata da Roma come una traditrice. Così, poco prima che le truppe di Lepido, comandante fedele a Silla, giungessero a distruggere Norba, gli abitanti decisero di dar fuoco alla città e di uccidersi l’un l’altro pur di non subire la feroce rappresaglia di Roma. Così, anche se qualche abitante rimase a popolare l’altura di Norba, si può praticamente dire che la storia della città termina proprio con quest’episodio avvenuto a cavallo tra l’80 e l’81. Si ritorna ad avere notizie di Norba solo nel 771 d. C. quando l’imperatore di Bisanzio Costantino V Copronimo donò a papa Zaccaria i possedimenti di Norba e delle norbaterre sottostanti (vedi storia di Ninfa). Così la città visse di nuovo un periodo di popolamento dovuto anche al fatto che molti dei templi di epoca romana vennero trasformati in chiese e intorno al X secolo Norba diventa possedimento papale e addirittura sede vescovile. Subito dopo l’anno mille, per motivi non ancora chiari, ma presumibilmente per una migliore difesa dalle scorrerie saracene, Norba andò lentamente spopolandosi a favore della vicina Vicolo, primo “oppidum” dell’attuale Norma. Norba diventa una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Le attuali rovine sorgono a poche centinaia di metri dal centro di Norma. Le sue mura, costruite con grandi blocchi di pietra calcarea posti a secco, e quindi dette poligonali, si estendevano per 2662 metri racchiudendo un’area di circa 38 ettari. Al suo interno passavano le due importanti vie del cardo e del decumano che uscivano dalle mura attraverso quattro porte. La Porta Maggiore, quella meglio conservata e da cui si accede alle rovine, la Porta Ninfina, la Porta origine romanaOccidentale e la Porta Signina. Oltre a queste grandi porte, dato che Norba era una città prevalentemente difensiva, ne esistevano altre più piccole e nascoste, chiamate “posterule” che servivano per il passaggio dei soldati in caso di attacco. Nel tessuto urbano erano presenti, su due diverse alture, un’acropoli chiamata “maggiore” e un’altra, il nucleo più antico della città, detta “minore”. Tra queste due alture sorge una particolare struttura che presumibilmente doveva essere uno dei primi prototipi di terme, chiamata “castello delle acque”. A fianco dell’acropoli maggiore, in un’area abbastanza vasta, troviamo le rovine di quello che doveva essere il foro e il centro di tutta la comunità. Vicino al foro sorgevano quattro templi, di cui oggi rimangono solo i basamenti, due dedicati a Giunone e Diana e atri due di cui non si conoscono le divinità che venivano adorate. Oltre a queste grandi strutture, all’interno delle mura sono ben visibili, le cisterne per la raccolta dell’acqua, alcuni pozzi, passaggi sotterranei e tratti di pavimentazione stradale ancora ottimamente conservati. Quello che però balza di più all’occhio sono i giganteschi terrazzamenti di livellamento e contenimento presenti intorno alla collina ove sorgono le rovine. Infatti questa grande opera serviva per annullare il dislivello provocato dalla stessa conformazione del terreno posto in declivio.

 

 

 
 

ninfa

Ninfa

Camerata vecchia

 

Sagre e fiere del Lazio

Rubrica in aggiornamento, con segnalazioni di fiere di paese, sagre di carattere gastronomico, eventi culturali e manifestazioni tipiche del Lazio.

 

 

Oasi naturali e parchi del Lazio

Sezione in aggiornamento, in cui sono elencati i parchi naturali, le riserve e le oasi naturali e protette del Lazio.