Il portale del Lazio scomparso - Alla riscoperta dei luoghi di un passato lontano e carico di suggestione
 
 
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lazio città e paesi

Le città perdute del Lazio e i loro segreti...

Eremon Edizioni

Alla scoperta dei borghi del Lazio e delle sue"Città fantasma" con la presenza di molte foto a colori.



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CENCELLE

 

Accesso: sentiero
Comune: Tarquinia
Tipologia attuale: ruderi sparsi
Origine: altomedievale
Età di fondazione: 854 d. C.
Età di abbandono: 889 d. C.
Motivo dell’abbandono: ritorno in patria dei fondatori
Modalità di visita: libera (recinzioni)

 

L’accesso al sito

 

Per raggiungere Cencelle esistono due possibili vie d’accesso, una dalla S.S. Aurelia nel tratto che collega Tarquinia a visitaCivitavecchia e l’altra da Allumiere paese nei pressi di Tolfa. Per chi percorre l’Aurelia da Roma, in direzione Tarquinia, dovrà prendere una stradina che si stacca sulla destra poco prima del ponte sul Fiume Mignone segnalata con un poco visibile cartello con su scritto “La Farnesiana” (chi proviene da Tarquinia troverà la stradina sulla sinistra poco dopo il ponte sul Mignone). Dopo circa 8 chilometri di sterrata si giunge ad una fattoria dalla quale si vedono le rovine in lontananza. Senza via obbligata si aggira la fattoria e si raggiunge la collina dove sorge Cencelle (in alternativa si può chiedere il permesso ai proprietari della fattoria per avere un accesso più comodo). Per chi proviene da Allumiere dovrà percorrere la strada asfaltata che raggiunge “La Farnesiana”. Ad un incrocio si abbandona la strada principale e si prende la strada che giunge ad una fattoria. Per raggiungere le rovine vale lo stesso percorso descritto per chi proviene dalla S.S. Aurelia. Per la visita al sito occorre un avvertimento: le rovine sono recintate e quindi l’accesso è possibile solo in quei punti ove la recinzione è mancante o rovinata. Anche se per la visita non occorre nessun permesso particolare, procedere con cautela tra le rovine è d’obbligo. Tutta l’area infatti, soprattutto in alcuni punti, è soggetta a crolli che, seppur di scarsa entità possono provocare seri danni alle persone.



Il luogo e la posizione

L’antica città di Cencelle sorge su una collina piatta, a 168 m di altezza, alle propaggini più settentrionali dei Monti della Tolfa. Situato nella campagna tra Allumiere e Civitavecchia il borgo appare all’orizzonte nell’aspetto più tipico delle cittadine fortificate del periodo medievale. Nonostante alcuni lavori di manutenzione e gli studi effettuati da alcune università le erbe sembrano aver preso il sopravvento su ciò che resta di questo affascinante insediamento. Nelle giornate più limpide dall’altura di Cencelle si può scorgere il mare sulla linea dell’orizzonte guardando verso Civitavecchia.



Le vicende storiche

La storia di Cencelle ha inizio nell’anno 854; nello stesso anno in cui l’abitato di Centumcellae venne definitivamente cencelledistrutto dai saraceni che ormai imperversavano su tutta la costa tirrenica. Fu così che l’antica città di Centumcellae, edificata nel II secolo d. C. nelle vicinanze del porto di Traiano, venne abbandonata dai suoi abitanti che trovarono rifugio in una città completamente nuova voluta da papa Leone IV. Questa città, costruita nell’entroterra in tempi brevissimi, fu inizialmente denominata Leopoli, in onore del suo benefattore, ma subito dopo fu rinominata Cencelle, per volere dei suoi abitanti, in ricordo della loro città natale. Nonostante la sua posizione più difendibile, Cencelle fu ben presto abbandonata dalla gran parte dei suoi abitanti che preferirono tornare nel luogo di origine non appena la pressione saracena sulle coste si fece più rada. Così, il ritorno alla vecchia città risale al 15 agosto 889 dopo soli 35 anni dalla fondazione di Cencelle. Il futuro apparteneva a Civitas Vetulas, nata dalle rovine di Centumcellae, che dava così inizio alla storia dell’attuale Civitavecchia. Cencelle semi abbandonata, condusse fino al XV secolo un’esistenza man mano più stentata. Offuscata dalla vicina e potente Corneto (attuale Tarquinia) con la quale ebbe sempre difficili rapporti, la cittadina passò spesso di mano barcamenandosi tra papi e signori locali. Proprietà dell’Abbazia di Farfa nel X secolo, fu acquistata da Viterbo nel 1220 e poco dopo passò sotto la giurisdizione della Chiesa. Agli inizi del XIV secolo venne sottomessa a Corneto ma quasi alla fine dello stesso secolo passò prima a Ludovico Vitelleschi e poi a Giovanni Sciarra di Vico. Ormai vicina alla decadenza Cencelle torna sotto la Chiesa agli albori del XV secolo. Da ora in poi non c’è praticamente più storia: completamente in rovina il borgo diventa man mano una grande tenuta agricola.



La visita al sito

La città di Cencelle era protetta da una cinta di mura interrotta da diverse torri di guardia rettangolari. L’accesso al borgo avveniva mediante tre porte attraversate da altrettante strade e, oltre alle abitazioni e ai palazzi del governo, sorgevano 5 chiese (Sant’Andrea, San Pietro, San Giacomo, Santa Mariacampagna in Valle e San Giovanni). Alcuni tratti delle mura sono ancora intatti, soprattutto nelle parti che riguardano le torri costruite con due materiali diversi: la parte inferiore in tufo e quella superiore in pietra calcarea. Facendo il periplo delle mura si può scorgere l’arco di una delle tre porte con ancora ben conservato un alloggiamento del cardine. Portandosi al centro del borgo si possono notare le mura perimetrali delle abitazioni che affiorano tra l’erba. Durante la visita non sono sempre ben distinguibili i periodi storici dei vari monumenti dato che nel corso del tempo diverse sovrapposizioni ed adattamenti hanno sconvolto sia il tessuto urbano che le caratteristiche proprie del centro abitato. Ben distinguibili nel lato che da verso il mare sono le mura di una chiesa mentre ver-so il centro, nel punto di maggior elevazione si possono notare i resti di due torri presumibilmente facenti parte di un edificio pubblico amministrativo. Lungo la strada principale (disposta in direzione est-ovest) e alla sua ortogonale (in direzione sud), si disponevano le case appartenenti al primo nucleo abitato. Di questi edifici, più o meno grandi, se ne possono ancora osservare i recinti delle fondamenta semisommersi dalla vegetazione. Purtroppo, in epoche passate, molto del materiale utilizzato per costruire la città fu asportato per la costruzione di altri edifici sia a Roma che in altre parti d’Italia. Questi continui prelievi hanno impoverito non poco il sito, anche se è da tener presente che all’epoca dei fatti, il materiale edile era molto scarso e quindi molto costoso. La considerazione è semplice: se hanno spogliato monumenti importanti quali il Colosseo possiamo benissimo immaginare la mancanza totale di scrupoli nel depredare una città immersa nelle campagne e che versava, tra l’altro, in completo stato di abbandono. Nonos-tante questo la visita di Cencelle risulta ugualmente interessante anche se il colpo d’occhio più bello si può avere guardando l’antica città in tutto il suo insieme. Basta allontanarsi un po’ ed osservare la collina nella sua interezza per aver subito presente come doveva apparire la città in pieno medioevo. Chi arrivava a Cencelle si trovava davanti ai suoi occhi una città circondata da possenti mura simili a quelle che possiamo ancora osservare a Monteriggioni, splendido borgo vicino Siena.



Curiosità

L’”Optimum Consilium”

Un’antica leggenda ci narra che poco prima del ritorno alla città natia (15 agosto 889) gli abitanti di Cencelle si riunirono in consiglio sotto una grande quercia. Un tal Leandro, un vecchio marinaio membro del consiglio, esortò e convinse i cittadini a tornare nel luogo di origine. Il suo punto di vista fu accettato da tutti che lo ritennero un Optimum Consilium. Ancora oggi infatti, sullo stemma della città di Civitavecchia appaiono le iniziali O.C. poste a fianco di una quercia luogo in cui avvenne il discorso di Leandro agli abitanti di Cencelle nel lontano 889.

 

 

 
 

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