Il portale del Lazio scomparso - Alla riscoperta dei luoghi di un passato lontano e carico di suggestione
 
 
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Le città perdute del Lazio e i loro segreti...

Eremon Edizioni

Alla scoperta dei borghi del Lazio e delle sue"Città fantasma" con la presenza di molte foto a colori.



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ROCCASECCA

 

Accesso: su strada
Comune: Roccasecca
Tipologia attuale: ruderi sparsi
Origine: medioevale
Età di fondazione: X secolo a.C.
Età di abbandono: XVI-XVII secolo d.C.
Motivo dell’abbandono: migrazione a valle
Modalità di visita: ingresso libero

 

L’accesso al sito

Giunti a Roccasecca si imbocca la strada per Castrocielo. Poco dopo, sulla sinistra, si stacca una stradina (poco prima di Roccasecca sulla destra per chi proviene da Castrocielo) che raggiunge, dopo circa 500 metri, uno spiazzo. Parcheggiata l’auto si può notare la porta d’ingresso al borgo. Tralasciando sulla sinistra un sentiero protetto da una staccionata e che giunge ad una torre, si passa sotto un arco a sesto acuto. La prima costruzione che si incontra è la Chiesa di San Tommaso: senza superarla si risalgono dei gradini posti al lato sinistro della chiesa che in breve diventano sentiero. Il percorso si snoda tra i ruderi delle case del vecchio borgo fino alla sommità del monte dove sorgono i resti del fortilizio.

 

Il luogo e la posizione

L’antico abitato di Roccasecca con il suo fortilizio sorgono sul massiccio del Monte Asprano e più precisamente sul versante occidentale a guardia della Valle del Melfa. Il monte, di natura calcarea si presenta arido e privo di vegetazione arborea, caratteristica questa che ha sempre mantenuto nel corso dei secoli. Sembra infatti che il nome “Rocca Secca” derivi proprio dal fatto di essere fin dal giorno della sua fondazione, una zona povera di acqua. Oltre ad affacciarsi sulla Valle del Melfa, dalla rocca si può ammirare la Valle del Fiume Liri verso sud e il Monte Obachelle del gruppo montuoso del Monte Cairo a nord-est.

 

Le vicende storiche

Numerosi ritrovamenti ci testimoniano la presenza nei dintorni di Roccasecca di insediamenti Volsci già a partire dal XII-XI secolo a.C. e dal V secolo a.C. troviamo la presenza romana con tombe ponti e templi. Ma il contesto storico in cui nacque Roccasecca è da ricercare nel complicato intreccio di roccaseccaculture che esisteva in quella zona nel X secolo d. C. quando si contendevano la supremazia del territorio i Longobardi, i Normanni e la potente Abbazia benedettina di Montecassino. Sul finire del IX secolo a.C., infatti, i Longobardi, con il loro comandante Rodiberto, iniziarono a minacciare seriamente il territorio dell’abbazia centro nevralgico di scambi commerciali e dotato di un ricco sistema difensivo. I longobardi puntavano proprio a controllare il sistema di rocche che sorgeva in tutta l’area cassinate. Fu così che durante questa estenuante lotta l’abate Mansone di Montecassino ebbe in dono dal Principe di Capua Landolfo una parte del Monte Asprano dove fece erigere un fortilizio sulle rovine di preesistenti insediamenti per controllare l’importante attraversamento del Fiume Melfa. Il castello venne denominato Rocca Secca a causa della cronica scarsità di acqua del Monte Asprano. Con il passare degli anni viene realizzato un nucleo abitato intorno alla rocca ma, quando il 14 novembre 996 l’abate Mansone venne accecato e ucciso, Roccasecca subì il primo di innumerevoli attacchi e distruzioni. Fu il Conte d’Aquino Adenolfo III che diede questo primo colpo abbattendo le mura difensive che vennero ricostruite pochi anni dopo dagli stessi conti d’Aquino. Contesa per oltre cinquant’anni, nel 1058 Roccasecca passa ai Normanni di Aversa subentrando al Principato di Capua di stirpe longobarda. Nel 1066 passa sotto la giurisdizione dell’Abbazia di Montecassino entrando a far parte della Terra di San Benedetto. Nel 1157 con Rinaldo inizia l’era dei “de’ Aquino di Roccasecca” da dove discenderà Tommaso grande Santo e filosofo nato nel 1225 proprio tra le mura del castello. Nel 1246 Roccasecca viene divisa da Aquino per essere riunita un secolo dopo rimanendo dominio dei de’ Aquino fino al 1419 quando i suoi territori vennero concessi al capitano di ventura Nicola Piccolo. Il 1442 è l’anno del ritorno dei signori di Aquino che la cedettero come dote della loro ultima discendente Antonella d’Aquino nella sua unione con Igino d’Avalos passando di fatto agli Aragonesi. Dal 1526 al 1547 è feudo di Vittoria Colonna marchesa di Pescara prima dell’avvento dei Boncompagni, avvenuto nel 1593, che rinnovarono completamente il borgo. Durante il dominio di quest’ultima famiglia sorsero nuovi centri costruiti più a valle dove c’era abbondanza di acqua. Nacque così un nuovo borgo alle pendici del colle, La Valle che divenne ben presto il centro principale e, poco distante, Caprile. In questo periodo la popolazione inizia man mano ad abbandonare la parte alta di Roccasecca per trovare migliori condizioni di vita nei nuovi centri. La parola fine per l’antico insediamento di Roccasecca fu durante i devastanti bombardamenti della seconda guerra mondiale che distrussero non solo il castello, le fortificazioni e quello che rimaneva delle vecchie abitazioni ma anche e soprattutto i nuovi centri, compreso il borgo sotto al colle (rione Castello), solo da poco tornato alla vita.

 

 

La visita al sito

La visita alle rovine di Roccasecca non presenta particolari difficoltà se non per il fatto che, a causa della forte esposizione ai raggi solari, è da evitare nei periodi più caldi dell’anno. Un sentiero, di cui la prima parte a gradini, permette di risalire comodamente la cresta occidentale del Monte Asprano borgofino alla parte più alta del colle. La visita ha inizio dall’arco a sesto acuto posto all’ingresso del borgo e, una volta superato, troviamo la Chiesa di San Tommaso edificata tra il 1323 e il 1325. La chiesa, affiancata da un campanile a base si presenta molto semplice nella struttura. Composta da una sola navata ha un presbiterio che accoglie diversi affreschi del XV secolo provenienti dalla Chiesa di San Pietro a Campea. La particolarità di questa chiesa, completamente restaurata negli anni ’70 dopo le distruzioni dell’ultima guerra mondiale, è quella di essere stata la prima ad essere costruita in onorare del famoso Santo. Salendo sul colle si incontrano le abitazioni dell’antico borgo, ridotte a livello di fondazioni, disposte a spina lungo lo spartiacque. Altri ruderi sono sparsi un po’ ovunque, qualcuno conservato meglio di altri, ma tutti individuabili intorno al nucleo principale. Ben più evidenti e intatte appaiono le mura e le fortificazioni poste in cima al colle. Dal cas-tello, nucleo centrale dell’antico abitato, si diparte una grande cinta di mura interrotta in più punti da torri cilindriche che racchiude la prima cerchia difensiva del castello delimitata invece da grandi torrioni a base quadrata. Da un’attenta analisi si possono riscontrare costruzioni adibite non solo ad abitazioni ma anche ad attività artigiane e commerciali. Gli ambienti e gli elementi che sono stati individuati nel corso di numerosi studi, come le cisterne e i pavimenti in coccio, fanno intuire che nel borgo fortificato esistevano impianti per la tessitura e la concia delle pelli ma anche di fucine per la lavorazione dei metalli, laboratori per la lavorazione del legno e dell’argilla. Nei dintorni del borgo, sul lato est del colle, sorge una torre isolata di forma cilindrica che fungeva da avamposto per la difesa del versante orientale. Vi si accede percorrendo un sentiero che si diparte poco prima dell’arco che introduce al borgo. Sotto la rupe dominata dal castello, sorge l’interessantissima Chiesa rupestre di Sant’Angelo detta anche di San Michele e vi si può accedere più comodamente dalla frazione Caprile.

 

Curiosità

La Chiesa di Sant’Angelo

La Chiesa di Sant’Angelo, chiamata volgarmente “Chiesa di San Michele”, è una chiesetta rupestre divisa in due ambienti ricavati nella roccia. Usata fino alla metà del XIX secolo come camera di sepoltura per vittime di malattie infettive, con tutta probabilità fu anche rifugio di qualche eremita. Una delle particolarità della piccola chiesa è quella di avere al suo interno pregevoli affreschi. Uno di questi, risalente all’XI o al XII secolo, raffigura l’Ascensione del Cristo e presenta elementi bizantini e benedettini. Un altro affresco, da poco trasferito nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caprile per preservarlo da ulteriori danni dovuti all’umidità, risale forse al IX secolo, e rappresenta una particolare Crocifissione. Infatti il Cristo è vestito di una tunica e il soldato che lo trafigge ha una fune al posto della lancia e indossa un paio di “cioce”.

 

San Tommaso

San Tommaso d’Aquino nacque tra le mura di Roccasecca presumibilmente nel 1224. Già da piccolissimo un evento drammatico segnò per sempre la sua vita quando una notte, mentre dormiva insieme alla chiesasorellina, un fulmine penetrò nella stanza uccidendo la bimba ma lasciando illeso il piccolo Tommaso ancora in fasce. Così, nato da Landolfo e Teodora Caracciolo fu inviato, quando aveva appena cinque anni, a Montecassino per essere educato secondo i canoni benedettini. Era volontà dei genitori che il piccolo Tommaso diventasse abate di quello che all’epoca era un potentissimo monastero. Vi rimase fino al 1238 per essere poi inviato a Napoli a continuare gli studi e la formazione. Durante il suo soggiorno nella città campana Tommaso decise di indossare l’abito domenicano in un modestissimo ordine di predicatori e mendicanti simile a quello francescano. Questa decisione suscitò sdegno e avversione da parte dei genitori, soprattutto della madre che richiamò gli altri due figli, Rinaldo e Landone, dando loro l’ordine di prelevare Tommaso. Fu così che nel 1244 lo rintracciarono nei dintorni di Acquapendente e lo condussero nel loro castello a Monte San Giovanni Campano un paese poco distante da Roccasecca. Subito dopo venne trasferito nella città natale dove vi rimase in stato quasi di prigionia per un anno e mezzo. In questo tempo si dedicò agli studi che prediligeva dando alla luce anche scritti rimasti famosi come il “De Fallaciis” e il “De propositionibus modalibus”. Aiutato dalla sorella e dalla stessa madre a fuggire (facendo la volontà del figlio e contemporaneamente per salvare la faccia) Tommaso si recò di nuovo a Napoli per partire poi alla volta di Parigi. Gli anni seguenti, fino alla sua morte avvenuta nell’Abbazia di Fossanova il 9 marzo del 1274, li trascorse sempre lontano dai suoi familiari e dai suoi concittadini immerso negli studi e nella stesura di grandi opere tra cui il “Summa contra Gentiles” e il “Summa Teologie” da cui Dante attinse per prendere ispirazione per i suoi poemi.

 

ROCCASECCA

Attualmente l’abitato di Roccasecca si presenta diviso in quattro borgate; Roccasecca Centro, Castello e Caprile e il più recente Roccasecca Scalo completamente ricostruita dopo le tremende distruzioni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Nella borgata Castello, oltre alla già citata ruderiChiesa di San Tommaso posta proprio sotto il colle dove sorge l’antico abitato di Roccasecca, vi è la barocca Chiesa di Santa Maria Assunta, a tre navate e che conserva al suo interno diverse opere di grande pregio. A Roccasecca Centro troviamo la Chiesa e il Convento di San Francesco, il Palazzo Boncompagni e la Chiesa di Santa Margherita anche questa in stile barocco. Nella frazione Caprile, tra i monumenti più importanti spicca la Chiesa di Santa Maria delle Grazie che conserva un antichissimo affresco proveniente dalla Chiesa rupestre di Sant’Angelo e la Chiesa di San Pietro a Campea che sorge sulle rovine di quella che fu la villa di Giovenale, poeta latino nato nella vicina Aquino. Se le chiese rappresentano il ricco patrimonio culturale e artistico di Roccasecca quello naturale è dato dalla presenza delle Gole del Fiume Melfa. Le gole sono percorse da un antico sentiero detto “il Tracciolino” che metteva in comunicazione la Valle del Liri con la Valle del Comino. Il meraviglioso spettacolo naturale che offrono le gole è arricchito anche da diverse costruzioni utilizzate un tempo come torri di avvistamento, come ricoveri ed eremi. Tra le tradizioni roccaseccane è nota l’arte dei “canestrai” dove gli artigiani locali confezionano canestri e ceste fatte con un particolare tipo di vimini di colore bianco. Tra le manifestazioni religiose che scandiscono la vita del paese la più importante è quella dedicata a San Tommaso che ogni anno attira un gran numero di pellegrini e visitatori che possono partecipare alla grande processione che si snoda per le vie del paese. La statua del Santo, trasportata a spalla, dopo essere stata cosparsa di fiori contenuti nei “canestrelli”, viene portata nella Chiesa di Santa Margherita per essere poi ricondotta nella chiesa madre accompagnata da una grande fiaccolata. La tradizione culinaria è arricchita da diversi piatti tipici quali la tripletta, la minestra di rape, i broccoletti fritti e “gliu iammonceglie arrosto”.

 
 

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Ninfa

Camerata vecchia

 

Sagre e fiere del Lazio

Rubrica in aggiornamento, con segnalazioni di fiere di paese, sagre di carattere gastronomico, eventi culturali e manifestazioni tipiche del Lazio.

 

 

Oasi naturali e parchi del Lazio

Sezione in aggiornamento, in cui sono elencati i parchi naturali, le riserve e le oasi naturali e protette del Lazio.