ALATRI



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Posta nel cuore della Ciociaria, su una collina alle pendici dei Monti Ernici (502 mt s. l. m.), Alatri si presenta come una delle città d’arte più belle e nobili del Lazio meridionale. Un fascino che le è dato soprattutto dalla mirabile convivenza degli elementi monumentali arcaici e di quelli risalenti alle epoche successive, in particolare al Medioevo. Ma Alatri è universalmente conosciuta come la “Città dei Ciclopi” per l’eccezionale stato di conservazione di uno dei maggiori esempi di architettura antica in Italia, vale a dire l’Acropoli della Civita, vero simbolo delle “città megalitiche” laziali, a cui da sempre sono legati misteri e leggende.

Uno straordinario esempio di “acropoli megalitica”

In epoca pre-romana Aletrium fu potente roccaforte degli ernici - l’antico popolo che dominava gli omonimi monti - ed esercitò una notevole influenza sui territori circostanti: un’antica leggenda romana vuole che fosse una delle “città ciclopiche”, tutte inizianti per “A” (Arpino, Arce, Anagni, Atina e appunto Alatri), fondate nel XIII secolo a. C. dal mitico popolo dei Pelasgi, diretti discendenti del dio Saturno, secondo una disposizione che peraltro rimanderebbe ad alcune costellazioni zodiacali.
A questo remoto passato (VI-VII secolo a. C.) risalgono la cinta muraria in opera megalitica e l’imponente Acropoli di Alatri, di forma trapezoidale, detta anche “Civita”. Si tratta senza dubbio del monumento più rappresentativo di Alatri, quello che da sempre più stimola e colpisce la fantasia del visitatore della cittadina, e che non a caso divenne meta privilegiata del Grand Tour sette-ottocentesco. Ad Alatri giunse, tra gli altri, l’illustre storico tedesco Ferdinand Gregorovius, il quale, in Passeggiate romane, dedicò parole sentite ad un «meraviglioso monumento […] di cui non trovasi l’eguale in tutto il Lazio»: «Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica, conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli, ma soltanto anni, provai un’ammirazione per la forza umana […].
Qui vediamo dinanzi a noi mura colossali di cui ogni pietra non è un grosso pezzo quadrato, ma un vero macigno di forma irregolare, e se ci domandiamo meravigliati con quali mezzi si siano potuti mura ciclopiche di alatricollocare tali massi gli uni sugli altri, si arriva ancor meno a comprendere come sia stato possibile incastrarli gli uni negli altri, in modo da non lasciare il minimo interstizio, producendo l’effetto di un gigantesco mosaico lavorato con la massima precisione». E certamente, la visione dei colossali blocchi litici che formano il perimetro dell’antico centro urbano e delle mura non può non lasciare esterrefatti, ancor oggi quando - in un’era cosiddetta “tecnologica” – non è stato tuttavia stabilito con certezza il metodo usato per produrre siffatto «mosaico»: basti pensare che l’architrave della scenografica Porta Maggiore (o “dell’Areopago”), che apre a sud l’Acropoli, e a cui si accede tramite una scalinata (sui cui gradini sono varie croci ed iscrizioni medievali), è costituito da un unico enorme masso calcareo di diverse tonnellate. Da notare che sui primi gradini della solenne porta si trovano incisi alcuni simboli (lettere alternate a croci, in una sequenza simmetrica e apparentemente sensata) riconducibili probabilmente all’epoca medievale, ma il cui significato è sconosciuto.
Sul versante settentrionale della Civita di Alatri , raggiungibile percorrendo via Gregoriana, è invece la Porta Minore (o “del Seminario”), sul cui architrave si trovano scolpiti tre falli, immagine ricorrente nella simbologia sacra degli Ernici e presente anche sulle mura poligonali di Ferentino e sugli “Arcazzi” di Anagni. Delle sculture rimangono però soltanto tracce, a causa della sistematica distruzione che subirono, con l’avvento del cristianesimo, tali “imbarazzanti” testimonianze della religiosità pagana.

L'attuale centro storico di Alatri ha le classiche strutture urbane del Medioevo ma la sua fondazione risale a tempi antichi e molto probabilmente intorno al 1539 a.C. Alatri vanta chiese di grande pregio e strutture architettoniche antichissime ed uniche nel loro genere. Occorre però sottolineare come tutto il centralatrio storico della cittadina di Alatri abbia nel suo insieme un aspetto assai pittoresco: dai silenziosi vicoli medievali delle Piagge alle abitazioni nobiliari dei Trivi, una passeggiata per i quartieri tipici di Alatri risulta al visitatore piacevole ed emozionante.
A conferire una maggiore suggestione al centro medievale è poi il fatto che esso sia rimasto perfettamente contenuto nel circuito delle mura megalitiche, tuttora schiuse da alcune porte originarie, delle quali ricordiamo la Porta Portati e la Porta San Benedetto. In questo contesto, tra gli altri monumenti di particolare interesse citiamo: il Palazzo del Cardinale Gottifredo, costruzione romanica oggi sede di un Museo Civico Archeologico; la già citata Chiesa di Santa Maria Maggiore, gioiello d’arte romanico-gotica, che costituisce l’elemento artistico più eminente di Alatri; l’omonima scenografica Piazza antistante, il fulcro urbano e culturale della cittadina, su cui spiccano la Chiesa degli Scolopi (XVIII sec.), la Fontana Pia (XIX sec.) e il Palazzo Conti-Gentili (XV sec.); inoltre, le chiese medievali di San Benedetto e di San Silvestro.
Pertanto Alatri è indubbiamnte uno dei borghi più ricchi di storia e di fascino del Lazio e della Ciociaria e una visita accurata alle sue meraviglie è sicuramente consigliabile.




Informazioni Turistiche

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Appunti di Viaggio

Comune di Alatri

Piazza S.Maria Maggiore, 1
03011 - Alatri (FR)
Centralino del Comune di Alatri
Tel. +39 0775.44.81
Fax +39 0775.43.51.08
Sito Web: www.comune.alatri.fr.it


Pro Loco di Alatri
via Cesare Battisti, 7
03011 Alatri (FR)
Tel. / Fax +39 0775.43.53.18
E-mail: alatriproloco@libero.it
Sito Web: www.prolocoalatri.it



Cosa Visitare nei dintorni di Alatri

Nei pressi di Alatri è inoltre da segnalare la splendida Abbazia di San Sebastiano, un complesso monastico di fondazione benedettina risalente a V-VI secolo e rimasto integro nel tempo, ma attualmente proprietà privata e purtroppo chiuso alle visite (ricordiamo però che nel 2005, grazie alla FAI e in via del tutto eccezionale, è stato aperto al pubblico). Anche qui verosimilmente sono presenti simboli interessanti: una sua apertura alle visite contribuirebbe a ricostruire la complessa storia del rapporto tra Alatri, i templari ed eventuali scuole esoteriche attive nella città. Più distante dall’abitato è invece il Castello di Tecchiena: di origine medievale, ha oggi l’aspetto di un caratteristico borgo rurale settecentesco, e versa purtroppo in completo abbandono; un’escursione alla “grancia” è tuttavia consigliabile poiché essa conserva uno straordinario impatto paesaggistico, grazie peraltro alla delicata bellezza della campagna circostante che crea un’atmosfera romantica e quasi decadente.


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